Riflessioni sul mondo Iwama Ryu. Scusate il ritardo!

La mia più grande passione è senza dubbio navigare per il web e si scoprono cose davvero interessanti a saper cercare, anche se, a volte, persino tristi e inspiegabili. Spulciando tra i vecchi post di un Forum di arti marziali, che frequento spesso, è sbucato fuori un articolo riguardo ad Hitohiro Saito, scritto dal M° Corallini, ai tempi in cui il Maestro Giapponese venne per la prima volta in Italia. E’ pazzesco. Ma l’immagine che ne dà il M° Corallini è fedelissima a quella che Hitohiro Saito ancora oggi continua a trasmettere sia a chi lo conosce e lo segue da lungo tempo, sia a chi l’ha appena conosciuto, sia a chi ha avuto modo di rincontrarlo dopo qualche anno (come nel mio caso). Ecco l’articolo.

Hitohiro Sensei: questo giovane Maestro probabilmente fino a poco tempo fa era uno sconosciuto per la maggior parte degli Aikidoka europei abituati a conoscere solamente Maestri provenienti da Hombu Dojo che oramai da molti anni frequentano il nostro continente. Nel Passato egli si era recato con il padre in Scandinavia, ma non si diede risalto al fatto in quanto non diresse lui il Koshukai. Ora finalmente rispondendo ad un nostro invito e con il consenso di suo padre Morihiro, ha avuto il modo di farsi conoscere ed apprezzare da tutti. Nello stage di Parma Hitohiro Sensei ha insegnato con una precisione, una didattica ed una chiarezza di esposizione veramente rare per un Maestro cosi’ giovane, rendendo entusiasti tutti i partecipanti.
Raccogliendo le impressioni di molti partecipanti, abbiamo notato un susseguirsi di ammirazione, di meraviglia e di consenso. Gran parte del suo insegnamento è stato imperniato sulle tecniche di base eseguite con meticolosità di esposizione tale da renderle accessibili a tutti i livelli. Vedendo Hitohiro Saito Sansei insegnare non si può fare a meno di notare che la sua tecnica e la sua metodologia sono le stesse del padre e quindi del Fondatore; è oltremodo chiaro che non interpreta personalmente le tecniche dai soli due grandi modelli che ha avuto (O Sensei e Saito Sensei) ma le insegna cosi’ come sono state create con una fedeltà, un’onestà ed una competenza veramente eccezionale. Sono convinto che tutti coloro che l’hanno visto, oltre a notare la sua grande tecnica, si sono resi conto che è un Uomo sincero, onesto, vero: un Uomo raro. Hitohiro Sensei non è, come spesso accade, soltanto un figlio di un grande padre famoso in tutto il mondo, è egli stesso un grande personaggio ricco di spiritualità e di un patrimonio tecnico estremamente rari. Per tutti noi che amiamo l’Aikido tradizionale, Hitohiro Saito Sensei rappresenta una certezza futura, quella certezza di seguire con fedeltà e dedizione la Via creata da O Sensei e preservata da Morihiro Saito Shihan, suo padre. Vedere sul tatami un personaggio di questo calibro spero abbia fatto riflettere tutti noi sul fatto che come egli stesso ha detto, bisogna sentirsi allievi per tutta la vita, disponibili cioè ad apprendere, perchè solo cosi’ potremo migliorarci e progredire sulla via di Iwama.

Oggi il M° Corallini non segue più Hitohiro Saito, non lo segue da quando è morto il padre, Morihiro Saito, e il figlio è uscito dall’Aikikai. Questo è il comunicato ufficiale del M° Corallini. A quei tempi, io avevo già sospeso la pratica dell’Aikido e quindi solo ora apprendo le modalità con cui si è poi sancita una separazione tra gli aikidoka di cui io facevo parte.

Comunicato Ufficiale del 22.02.2004:

La TAKEMUSU AIKIDO ASSOCIATION ITALY, nella persona del Presidente e Direttore Tecnico, Paolo N. Corallini Shihan, dichiara ufficialmente di dissociarsi dalla decisione di Hitohiro Saito Sensei di allontanarsi dall’AIKIKAI FOUNDATION.

Tale decisione non è dettata da ragioni personali, bensì dalla ferma volontà di adempiere alla promessa fatta a Morihiro Saito Sensei di rispettare Moriteru Ueshiba, Aikido Doshu, la sua dinastia e di collaborare con l’ AIKIKAI FOUNDATION.

Durante l’ultima visita di Paolo N. Corallini e Ulf Evenås a Morihiro Saito Sensei due mesi prima della sua morte, infatti, il Maestro chiese espressamente ai suoi due Rappresentanti di continuare a proteggere il suo insegnamento, di rispettare la dinastia Ueshiba collaborando con l’Aikikai e di creare tra i loro allievi lo spirito di una famiglia.

Inoltre, Paolo N. Corallini Shihan nutre da sempre un profondo rispetto per l’AIKIKAI FOUNDATION, istituzione voluta dal Fondatore, Morihei Ueshiba.

Questa è la linea ufficialmente scelta dalla TAKEMUSU AIKIDO ASSOCIATION ITALY.
Pertanto, pur augurando a Hitohiro Saito Sensei buona fortuna per la strada intrapresa, l’Associazione prende ufficialmente le distanze anche da coloro che condividono la sua scelta.

Tutti noi non possiamo far altro che accettare serenamente le scelte altrui, anche quando non le condividiamo. Non si può sempre essere d’accordo su tutto. Le scelte degli altri vanno rispettate o così dovrebbe essere. Alcuni di noi hanno scelto di seguire il figlio di Morihiro Saito, altri hanno scelto un’altra strada. Questa oggi è una realtà e non è mia intenzione tornare su quei fatti o riaprire la polemica. Però non riesco a non rifletterci sopra…anche perchè solo ora ne ho l’opportunità. Scusate il ritardo.

C’è qualcosa che mi lascia perplessa, sul piano umano, in questo comunicato. Innanzitutto l’espressione “prendere le distanze” che mi sembra già di per sè eccessiva e forte. E poi quel “prendere le distanze” non solo dalle “posizioni”, ma proprio dalle “persone” non solo quelle direttamente coinvolte (come lo è H. Saito), ma anche da coloro che condividono la sua scelta. Prendere le distanze significa allontanarsi da queste persone, allontanarle, non averci più nulla a che fare e su questo non ci sono dubbi. E’ scritto proprio lì: “prendere le distanze da coloro” e “coloro” sono persone, non sono posizioni. Sono persone un tempo amiche, sono le stesse persone con cui ci si è allenati e si è praticato lo stesso aikido e si sono condivisi anche momenti fuori dal tatami.

Ora…dov’è l’armonia in tutto questo? E’ armonia prendere le distanze da chicchessia solo perchè non se ne condividono le scelte? E si badi bene… non si tratta neanche di scelte etiche, ma solo di banali affari burocratici…far parte di questa o quella associazione.

E’ armonia creare un muro tra noi e chi la pensa diversamente? E’ armonia azzerare il ricordo che si ha di un Maestro, della sua bravura e della sua grande spiritualità, solo perchè ha deciso di non far parte di un’associazione? Le associazioni di cui si fa parte, hanno priorità assoluta in aikido più di quanto possano e dovrebbe averne i ricordi di una pratica con un Maestro di cui un tempo si è condiviso tutto oppure, andando indietro, più di quanto possano e dovrebbe averne i principi etici di pace e armonia promulgati dal Fondatore e trasmessi con tutta l’anima da Saito padre?

Sto qui, come dicevo, a riflettere, a cercare di capire. E un pò, forse non proprio pochissimo, ad amareggiarmi.

Quel che mi chiedo è: “Cosa avrebbe pensato oggi Morihiro Saito delle modalità con cui questa situazione è venuta a crearsi e soprattutto delle parole e delle espressioni usate”? Io credo che la risposta, senza volere, si trovi in quel comunicato stesso. Morihiro Saito, si dice in quel comunicato, voleva creare tra gli allievi dell’Aikikai “uno spirito di una famiglia”. Ora un uomo così attento da sempre alle relazioni umane, un uomo che per tutta la vita ha cercato di mantenere integro questo “spirito di una famiglia”, e che nello spirito della famiglia ci credeva in senso universale e non solo in relazione alla famiglia Ueshiba o all’Aikikai, avrebbe condiviso il “prendere le distanze” che è l’esatto opposto di “creare una famiglia” ? Un uomo che ha sempre rispettato tutti – era in questo, sì, molto tradizionale – e non solo la famiglia del Fondatore, avrebbe accettato e condiviso che questo rispetto non fosse anche riservato alla sua di famiglia o anche a uno solo dei suoi membri?

Una cosa è certa. Il Fondatore, quando parlava di armonia e pace, non pensava a quella tra i soli membri di un’associazione o di una famiglia. E lo stesso vale per Morihiro Saito che quando era in vita, da quel che so, ha sempre accolto in maniera rispettosa ed aperta qualsiasi aikidoka di qualsiasi associazione, anche esterna all’Aikikai, cosa che nel Dojo di O’Sensei ad Iwama attualmente non avviene più. Non c’è più posto nel Dojo per chi segue Hitohiro Saito (Leggi la testimonianza di Gaku Homma). Il concetto di armonia e di famiglia per questi due grandi uomini superava le barriere di questa o quella associazione, di questa o quella famiglia. E quindi direi che è riduttivo, se non sbagliato, identificare il messaggio profondo ed universale del Fondatore con un’associazione o ridurre il suo grandioso insegnamento e quello di Morihiro Saito al rispetto da dare a una sola associazione prima che a tutti gli uomini in quanto tali. E come si dimostra poi il rispetto? Con le azioni umane o le adesioni alle associazioni? Prendendo le distanze dalle persone carne ed ossa?

Ritornando al comunicato, l’impressione è che non bastasse sottolineare la propria adesione e fedeltà all’Aikikai ed affermare pubblicamente di non condividere le scelte di un grande Maestro qual’è Hitohiro Saito e chiunque lo seguisse. Era anche e oltremodo necessario dire pubblicamente di aver preso le distanze da questo Maestro e i suoi seguaci, che non si sarebbero avuti più rapporti di nessun genere con costoro. Nessun tipo di contatto. Perchè? Perchè un comunicato …così strutturato…così duro?

Chissà se comunicati di questo genere sono norma all’interno dell’Aikikai. Se per ogni scuola o associazione che viene a formarsi al di fuori di essa, vi siano altrettanti comunicati di “presa di distanza” da parte dei membri dell’Aikikai. Io questo non lo so. Può darsi anche che si tratti di un caso unico, reso necessario dall’importanza storica della scelta di un grande personaggio come Hitohiro Saito. Una scelta che potrebbe forse cambiare l’assetto del mondo dell’Aikido? Un assetto che a molti probabilmente conviene che resti sempre così com’è? Un assetto che di certo nulla ha a che vedere con l’armonia e la pace e la fedeltà al Fondatore, perchè armonia e pace universale di cui parlava O’Sensei non possono diffondersi – è ovvio – prendendo le distanze dagli individui.

In una lettera ufficiale dell’assemblea Takemusu Aikido Association Italy del 15/11/2003, inviata a tutti gli iscritti, e di cui il testo integrale è sempre riportato nel suddetto forum, scopro dell’altro. Qualcosa che mai mi sarei aspettata. Questa lettera si badi bene è precedente al comunicato ufficiale.

Questi i punti che mi hanno colpito.

Il Presidente esprime soddisfazione per il numero dei partecipanti a questo seminar ed invita a stimolare quante più persone a praticare l’Aikido di Iwama per preservare la tradizione e la purezza, secondo gli insegnamenti di Saito Morihiro Soke che chiamava noi “la famiglia di Iwama”.
Ricorda altresì le raccomandazioni avute dallo stesso , intese a non avere problemi con l’Aikikai: rispetto per UESHIBA KE (la casa di Ueshiba).

Sottolinea a questo proposito il riconoscimento avuto dal Doshu Moriteru (17/04/2003) per conferire gradi Aikikai fino al 5° Dan, continuando a seguire Takemusu Aiki con Ulf Evans.

[...]

Resta evidente che il M° Corallini è l’unico Shihan in Europa (e, forse, nel mondo) che pratica l’Aikido secondo gli insegnamenti di Saito Morihiro Soke, che può, conferire gradi Aikikai di Tokyo, così come poteva fare solo lo stesso Saito Sensei.

[...]

Dopo l’estromissione di Hitohiro Saito dall’Aikikai di Tokyo, solo grazie al ns/Presidente l’Iwma Ryu ha ancora legittimazione presso l’Aikikai stesso, nell’ambito del quale ben può dirsi che ha sostituito Morihiro Saito Soke.
Non c’è posto nella ns/Associazione per coloro che hanno la convinzione di avere costruito un “loro” Aikido.

Non c’è alcuna consequenzialità tra l’avere riconosciuto dall’Aikikai la possibilità di dare gradi fino al V° dan e l’essere l’unico nel mondo a praticare l’Aikido secondo gli insegnamenti di Saito Morihito Soke. Ci sono molti aikidoka nel mondo che praticano l’Aikido secondo l’insegnamento di Saito e non tutti fanno parte dell’Aikikai e non tutti probabilmente fanno parte di un’associazione.

La frase è senza dubbio ambigua (forse semplicemente ci si è espressi male) ed è normale, penso, che abbia dato adito a fraintendimenti, sempre che di fraintendimenti si tratti. Qualcuno, infatti, ha pensato che il M° Corallini volesse riconosciuto solo per se stesso il ruolo di unico erede dell’Aikido così come ci è stato trasmesso da Morihiro Saito e, scavalcando il figlio, unico erede del Grande Maestro. Se si volesse con tutta la buona volontà prendere per vera questa affermazione, dovremmo allora riconoscere il grande fallimento di Morihiro Saito come Maestro e come Padre. Bisognerebbe allora ammettere con molto dispiacere che Saito, nonostante si sia girato di lungo e in largo il mondo, sia riuscito a comunicare il suo insegnamento ad un solo uomo. Che solo un uomo oggi è capace di trasmettere fedelmente il suo insegnamento. Ma come è possibile? Tanti sforzi…e vi è un “unico” uomo “in Europa (e, forse, nel mondo) che pratica l’Aikido secondo gli insegnamenti di Saito Morihiro Soke”? E il figlio? Non è forse colui di cui ieri si è detto:

la sua tecnica e la sua metodologia sono le stesse del padre e quindi del Fondatore;

Cosa è cambiato oggi?

In realtà il M° Corallini resta per ora l’unico a insegnare l’Iwama Ryu Aikido ma solo nell’Aikikai (cosa che viene detta chiaramente in un altro punto). Continua ad insegnare l’Aikido Iwama Ryu benchè Iwama Ryu non appaia più nel nome della sua scuola. Il M° Corallini insegna l’aikido di Saito, ne siamo certi, ma come lui tanti altri. Non si può negare l’evidenza.

Ed ecco…non posso non pensare che Iwama Ryu all’Aikikai non piaccia affatto e mai gli sia piaciuto nemmeno ai tempi di Morihiro Saito Soke. Non si spiegherebbe altrimenti la richiesta fatta dall’Aikikai a Hitohiro Saito di rinunciare a dare gradi Iwama Ryu, gli stessi che dava il padre (Leggi una lettera di Hitohiro Saito). E poi la scelta del M° Corallini di rinunciare al titolo Iwama Ryu. Cosa per me incredibile. Credo l’abbia fatto con dolore, perchè ben ricordo quanto ne andasse orgoglioso e vi fosse affezionato a quel titolo. Che peccato, però! Perchè in quell’Iwama Ryu c’era tutta la persona e la vita e gli sforzi e l’insegnamento e l’anima di Saito. La fedeltà all’Aikikai al massimo era solo uno dei suoi tanti consigli dettati dalla volontà di stare sempre in armonia anche con chi non condivideva. Uno dei tanti. Uno dei tanti messaggi d’amore.

Vi è, poi, un altro punto in quella lettera che mi lascia perplessa. In quel punto non c’è nulla che possa essere frainteso. E qui davvero mi rattristo. Non credo ai miei occhi. Ed è il seguente:

Riguardo ai seminar tenuti in Italia da Hitohiro Saito, il Presidente non vieta la partecipazione, ma sottolinea l’inquinamento tecnico frequentando i suddetti seminar, oltre che non tenere un comportamento coerente.

Che tradotto significa “chiunque parteciperà a un seminario del Maestro Hitohiro Saito” inquinerà, dal punto di vista tecnico, il suo aikido e sarà giudicato “incoerente”. Incoerente rispetto a cosa? Rispetto alla decisione presa da un’associazione?

Io credo, in cuor mio, che la vera incoerenza sia nel non rispettare il figlio di Morihiro Saito e le sue scelte, anche se non le si condivide. Sarò all’antica. Ma penso che il miglior modo di rispettare un padre sia quello di rispettare un figlio…perchè nessun padre prenderebbe le distanze dal proprio figlio anche qualora facesse scelte da lui non condivise. Un padre mette al mondo un figlio per amarlo, sempre e comunque. Le scelte poi non vengono fatte senza delle ragioni e non ci si può non chiedere se Morihiro Saito avesse oggi condiviso la richiesta fatta dall’Aikikai al figlio di non distribuire più diplomi Iwama Ryu. Questo nessuno di noi può saperlo….La realtà che è venuta a crearsi dopo la morte di Saito è molto diversa da quella di quando lui era ancora in vita.

Incoerenza è “consigliare” (in certi casi non è necessario obbligare) a degli aikidoka di non salire sul tatami di altri aikidoka con i quali un tempo si è condiviso momenti importantissimi sia dal punto di vista umano e che dell’aikido. Incoerenza è consigliare ai propri allievi di non seguire, neanche solo per qualche ora, le lezioni di un altro Maestro di cui ben si sa il valore e a cui tutti in passato avevamo già guardato come erede meritevole del padre, anche grazie ai giudizi positivissimi elargiti a suo tempo dallo stesso M° Corallini. Incoerenza è nei riguardi dei principi di pace e armonia dell’Aikido del Fondatore, quei principi a cui la famiglia stessa di O’Sensei dovrebbe restar legata, ma mi pare che gradisca molto di più comunicati di “presa di distanza”.

E che dire dell’inquinamento tecnico? Credo che questo punto si commenti da solo. Si vuol anche affermare che Hitohiro Saito non solo non ha rispettato una volontà del padre (tutta ancora da dimostrare), ma ha addirittura cambiato il suo aikido. Ma è proprio strano che questa affermazione venga fatta, anche se in maniera indiretta, proprio quando c’è una “presa di distanza” in atto. Ho l’impressione netta che si sia voluto screditare l’immagine di Hitohiro Saito su tutti i piani…anche a costo di contraddirsi. Di lui, infatti, precedentemente, s’era detto:

è oltremodo chiaro che non interpreta personalmente le tecniche dai soli due grandi modelli che ha avuto (O Sensei e Saito Sensei) ma le insegna cosi’ come sono state create con una fedeltà, un’onestà ed una competenza veramente eccezionale.

L’inquinamento tecnico va testato sul tatami e non può essere dimostrato da pure affermazioni scritte. Chi seguirà alla lettera quel consiglio di non partecipare ai seminari di Hitohiro Saito non potrà mai saperlo come stanno veramente le cose. Per saperlo bisogna esserci. Ma gli è stato consigliato di non esserci, chissà come mai. La realtà è che chi ha seguito con fedeltà Morihiro Saito e oggi segue il figlio ,pratica lo stesso e identico aikido di sempre. Quando, infatti, ho sospeso l’aikido, il mio aikido era quello che Coralini stesso e il Maestro Tittarelli e Morihiro Saito mi avevano insegnato…insieme. Oggi non mi ritrovo a praticare qualcosa di diverso da quel che praticavo allora. Quel che è cambiato, invece, è che ci viene richiesto di più. Vi è una spinta maggiore a farci evolvere tecnicamente. Saper studiare e saper applicare. Questo ci viene richiesto. Si è stimolati a progredire e a praticare l’aikido non in maniera diversa ma ad un livello superiore (cosa che un tempo era riservata solo agli alti in grado e neanche a tutti, solo a pochi eletti).

Ora io non credo che il cuore dell’insegnamento di Morihiro Saito fosse “restare uguali”, “restar fermi”, “non evolvere”. Penso invece che nella sua vita si è così tanto battuto per farci apprendere i principi dell’Aikido di O’Sensei perchè era convinto che fosse l’unico modo per evolvere in maniera corretta senza deformare o allontanarsi dagli insegnamenti del Fondatore. La meta di Saito padre era farci evolvere tutti. E da questo punto di vista Hitohiro Saito è il degno erede del padre. Tra padre e figlio vi è una linea di continuità. Il figlio continuerà la strada spianata dal padre, realizzerà il suo sogno. Non si limiterà ad imitare passivamente le azioni del padre. Attuerà quel che il padre non ha potuto terminare.

Che dire? Solo che in aikido bisogna rincorrere i principi di pace e armonia del Fondatore prima che i Maestri…perchè quella sarà sempre la strada giusta…quella ci condurrà dal Maestro giusto. Che bisogna stare con gli altri aikidoka, anche con quelli che hanno scelto strade diverse, se si vuole davvero comprendere il significato profondo del messaggio del Fondatore. Che è giustissimo non condividere le scelte degli altri, ma non è assolutamente giusto che per una scelta non condivisa, si annienti poi il valore di un’intera persona, di cui un tempo si è detto tutto il bene possibile.

Io oggi pratico in un una scuola che non m’impone e neanche consiglia scelte o prese di distanza. In una scuola che ha messo in primo piano la pura pratica dell’aikido, una scuola che non riserva a pochi eletti una pratica evoluta e che ci stimola in continuazione a metterci in discussione per poter dare di più. Oggi si respira aria buona. Oggi siamo liberi, Maestri e allievi. E si sa che la libertà ha un suo prezzo.

Ma mi basta…per stare tranquilla e guardare con serenità al mondo dell’aikido, persino a coloro cui è stato chiesto di prendere le distanze da me e dal mio aikido. Io però da loro non prenderò mai le distanze e questo mi rende molto felice!

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Alcune fonti riportate in questo articolo sono a disposizione di tutti sul web e reperibili presso il Forum di Arti Marziali nella discussione “Nuova federazione di Aikido Iwama-style“. Per accederci, clicca sul titolo della discussione.

5 comments Giovedì, Marzo 8, 2007

Una piccola riflessione sugli anziani e l’aikido

Da qualche settimana mi sono imposta che quando è una bella giornata, all’uscita di scuola, porto la mia piccolo sul lungomare che dalle mie parti è davvero meraviglioso. Il sole in volto, il vesuvio che in lontananza sembra galleggiare, con tutta la sua imponenza, sul mare immenso ed azzurro e mia figlia che corre dietro i piccioni e i gabbiani, mi danno serenità, danno ai miei pensieri una calorosa quiete.

Passeggiare nel primo pomeriggio riserva sempre delle gran belle sorprese. Tutti sono a casa a pranzare eppure qualcuno si gode i rari momenti di silenzio e pace di una città generalmente flagellata dal traffico e dai clacson. Soprattutto anziani, vecchietti che portano a spasso i loro cani e mamme o papà o nonni che portano figli e nipotini a respirare un pò di aria di mare.

Oggi ho guardato con più attenzione le poche persone intorno a me tra un “attenta Gaia a non correre”, “non ti allontanare troppo” etc etc. E quel che ho visto mi ha fatto molto riflettere. Ad aver catturato la mia attenzione sono stati soprattutto gli anziani.

Gli anziani si prendono cura dei loro cani e dei loro nipotini. Con i cani e i nipotini ci parlano. Oppure passeggiano quasi sempre in gruppo, soprattutto gli uomini. E di cosa discutono? Di politica. Sempre. Parlano delle guerre che stanno lacerando la nostra epoca oppure, per esempio oggi, della tragica situazione delle case abusive di Casalnuovo (non so se scrive proprio così…in questo momento mi sorge un dubbio). Fatto sta che gli anziani più di tutti amano chiacchierare, amano stare in gruppo, amano prendersi cura delle persone, amano partecipare agli eventi belli o brutti della propria comunità. Amano commentarli, analizzarli. Sono lì presenti…sempre. Amano passeggiare…lentamente. Sono immersi, piedi in terra, respiro profondo, nella realtà che li avvolge.

In una sola parola sono armonizzati.

Io ho sempre immaginato che quell’armonia che l’Aikido dovrebbe comunicare e farci raggiungere si traduca poi non solo in tecniche correttamente eseguite, fluide e di un certo livello, ma anche nel vivere più concretamente e intensamente il proprio tempo, la propria storia, la terra su cui poggiamo i piedi, il rapporto con gli altri. Eppure, gli anziani questo tipo di armonia la stanno già sperimentando senza alcun bisogno di praticare una qualche particolare disciplina.

Ed è a questo punto che la mia fantasiosa mente ha ricercato una spiegazione…e la spiegazione credo risieda nel fatto che gli anziani e l’aikido sono in qualche modo eredi di un passato che non esiste più. Un passato in cui le persone c’erano e c’erano davvero, un passato fatto di conquiste che non fossero invasioni, di ricerche e scoperte che dessero un senso in più all’”esserci” insieme agli altri e non fossero solo conquista solitaria di una propria ed egoistica meta.

Non so come spiegare…fatto sta che è ancora nel passato, più che nel futuro, che alcuni di noi trovano delle risposte, dei modelli da imitare, delle risorse per vivere meglio il presente, dei percorsi per costruire un futuro migliore.

Add comment Martedì, Febbraio 27, 2007

Ricordare e rimproverarsi non è sempre un bene

Le donne spesso finiscono per lasciare l’aikido. Questo accade, in genere, se mettono su famiglia e hanno dei figli. L’ho scoperto anni fa dai racconti di alcuni aikidoka.

“Anche mia moglie faceva aikido, ma poi i figli, la famiglia, il lavoro…. Non ha avuto più modo di salire su un tatami. Le mancava proprio il tempo”.

Questa realtà mi ha sempre molto spaventata e nel mio cuore mi dicevo: a me non capiterà mai; io non lo permetterò. In realtà l’aikido l’ho dovuto lasciare lo stesso e per ragioni molto diverse, e direi anche piuttosto tristi. E’ in questo lasso di tempo però che mi sono dedicata alla famiglia. Mi sono sposata ed ho avuto una bambina.

Oggi la mia bambina cammina e parla perfettamente. Sa mangiare da sola. La mattina va a scuola ed è sana. Quest’anno raramente si è beccata raffreddori, tosse e così via dicendo. Quando ho capito che potevo ritagliarmi del tempo per me stessa, quando il mio vigore fisico è tornato quasi com’era…la mia mente si è catapultata di nuovo nel ricordo dell’aikido. Stanca di ricordare soltanto…ho ripreso l’allenamento del corpo e così…credevo…corpo e mente hanno ristabilito un feeling.

Ma come dicevo…purtroppo…”credevo”. Credevo…perchè poi nella realtà non è così semplice.

Quel che ho sempre ricordato dell’aikido è la gioia profonda che trasmetteva al mio animo e questa gioia emergeva soprattutto durante i seminari, quando si era più a contatto con il Maestro. Questa gioia era associata sempre a delle figure precise (il Maestro Tittarelli, Morihiro Saito, Hitohiro Saito) e a degli eventi (che avevano sempre a che fare con lo “studio”). Ci sono però stati altri momenti – quelli un pò li avevo rimossi – tragici, angoscianti…momenti di malessere. Più che con l’aikido, avevano a che fare con gli aikidoka che sono innanzitutto persone. Il tatami non c’entrava affatto…la realtà al di fuori del tatami, invece, c’entrava tutta.

La mancanza di un istruttore dall’animo sereno e la mente placata ha giocato un ruolo cruciale su questa realtà. Per quanto io al mio primo istruttore debba l’amore che oggi nutro per l’aikido e in particolare per l’Iwama Ryu, non posso non provare nei suoi riguardi rabbia e tristezza per i gran danni che ha fatto all’aikido e alla nostra (a quei tempi per niente piccola) comunità di aikidoka che si era venuta magicamente a formare nella nostra città.

L’aikido teorizza un’armonia tra mente e corpo che può essere raggiunta attraverso la pratica. L’aikido mira ad armonizzare le persone tra loro, ma in questi anni ho scoperto che è una serena ed armoniosa pratica dell’aikido è solo possibile se un pò di armonia già esiste al di fuori del tatami tra coloro che dovranno praticare insieme e soprattutto nell’animo di chi dovrebbe comunicarti e insegnarti l’arte. Il mio istruttore non era sereno e non era armonizzato. Non credo fosse neanche per cattiveria. Credo piuttosto che soffrisse e chissà che non stia ancora soffrendo. Ciò però non toglie che ha enormemente nuociuto all’aikido ed anche al mio aikido… quello di oggi.

Oggi, a causa sua, non c’è un solido tatami e quella comunità di aikidoka che lui aveva contribuito a formare si è frantumata. Oggi se voglio allenarmi devo sempre partire…e viaggiare sia che decida di raggiungere il mio Maestro a Roma sia che decida invece di andare poco distante dalla mia città da un vecchio compagno di aikido.

Io non vorrei dedicarmi ai brutti ricordi…ma è davvero impossibile non pensare a quel che è stato…Tutto torna alla mente mentre corro qua e là e mi barcameno tra i miei vari impegni e le mie varie responsabilità di mamma e di moglie e l’aikido. Oggi ho ripreso aikido e l’aikido non ce l’ho più sotto casa e già solo per questo quello che oggi io pratico è un altro aikido…E’ un aikido che m’impone pause lunghe (che io, in quanto divoratrice del tempo e dello spazio, non so sostenere) ed uno studio lento a cui non sono per niente abituata e che anzi mi fa soffrire. Inoltre impone anche all’interno della mia casa tanta frenesia e molto sconvolgimento.

Oggi sono mamma…sono di nuovo su un tatami … E questa è una vittoria. Ma armonizzare il mio corpo con la mia mente, pacificare i miei ricordi del passato con gli effetti che esso ha avuto sul presente…non è per niente cosa semplice. Questo a volte si ripercuote sul tatami e si traduce in sguardo triste, corpo cementificato, assenza spirituale.

Per fortuna non capita sempre e quando accade è perchè ho troppo indebolito il mio corpo e la mia anima con un’autocritica feroce (questo non lo so fare, questo l’ho dimenticato, questo lo sto facendo in maniera schifosa, questo devo studiarlo di più, questo non l’ho proprio studiato, qui sono superficiale, questo aspetto non l’ho preso in considerazione, mannaggia a me).

Non credo di essere affatto buona con me stessa…e l’ultima volta che mi sono rimproverata in questo modo ho avuto la percezione che mi stessi davvero facendo del male…senza una valida ragione. L’autocritica deve essere costruttiva, non deve lacerarti dentro. Prometto a me stessa che non capiterà mai più…anche perchè nuoce a me, ma rende anche tristi le persone che mi vogliono bene.

Add comment Martedì, Febbraio 27, 2007

Sappada: Saito e Mariaaaaaaa

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“Mariaaaaaaaaaaaaaaa”.

Di ritorno da Sappada, il mio nome acquista un altro senso. Sono contenta.
Hitohiro Saito l’ha ripetuto innumerevoli volte. Lo ricordava.
Mi ha umanamente corretto e mi ha sorriso. Mi ha comunicato quanto tacitamente, forse con lo sguardo, non saprei dire, gli avevo chiesto di rivelarmi. Si è donato con tanta simpatia e tanto amore.

I miei timori sono svaniti nel nulla e non solo. Sono carica di energia e di desiderio di evolvere.
Amo praticare, ma ora voglio anche migliorarmi. Hitohiro Saito mi ha dato la spinta giusta ed era ciò di cui avevo bisogno.
Posso farcela…piano piano.

“Mariaaaaaaaaaaaaaaaa”.

La sua voce echeggia nella testa, il suo sguardo anima i miei ricordi…e le sue smorfie….(mi imitava)…mi scolpiscono un sorriso ogni volta che ci penso. Quanta gioia!!! Sono contenta…

E non posso non riflettere su quanto è accaduto, su come e perchè tutto ciò si sia verificato.

Il mio primo Stage, novembre 1996, con Hitohiro. Il mio ultimo Stage, nel 2000, con Hitohiro. Il mio primo Stage, dopo 5 anni di inattività, con Hitohiro. Sono coincidenze?

L’ultima volta mi gridò “Name!!”, “Name!!!” tirandomi la manica della giacca. Cercava il mio nome impresso sul kimono. Lo stesso è accaduto in questi giorni a Sappada. Stessa richiesta, stesso gesto, stesso sguardo! Sono coincidenze?

Nel 1996, Hitohiro si arrabbiò con tutte le cinture nere. Io allora, per mia fortuna, ero bianca. Si respirava una brutta aria. In qualche modo non era contento dei gradi Dan e decise di dedicarsi umanamente solo ai praticanti Kyu. A noi neo-aikidoka seppe donare il meglio.

Nel 2000 fu più affabile ed umano. Appariva rilassato e a proprio agio. Era contento. Anche in quell’occasione diede tutto se stesso e ci rivelò tante cose. Il suo fare però era ancora molto duro e le sue sgridate davvero severe. Nei suoi occhi però scintillava già simpatia. Era lì per scuotere e far uscire dal nostro animo qualosa. Accadde.

2007. Tranquillo, rilassato, attento. Severo come sempre, duro con i duri a comprendere…Questa volta però … è trapelata tanta umanità, tanta ironia, tanta gioia. Questo è ciò che ha saputo comunicarmi. Questo è ciò che il mio cuore ha registrato.

“Mariaaaaaaaaaaaaaaaaaa”.

In qualche modo si è interessato molto a me. Sul piano tecnico ma anche umano.
Se mi accigliavo nel dubbio, lui era già dietro di me, pronto a far luce nel mio buio. Ma come è possibile? Non è accaduto solo una volta, ma tantissime volte. “Mariaaa”…Mi sentiva? Mi percepiva? Mi ascoltava?

Mi ha corretto la postura del jo fino a quando non mi è entrata nelle ossa. E mi è davvero entrata nelle ossa. Credo che non la dimenticherò mai più. Poi è passato al mio hanmi. Anche se era solo di qualche millimetro sbilanciato lui era lì, per l’ennesima volta, a ripuntarlo nella direzione giusta.
S’è creato un feeling. Se lui diceva “Mariaaaaaaaaaa”, io già sapevo a cosa si riferiva. Mi correggevo da sola l’hanmi se era l’hanmi, la postura del jo se era la postura del jo. Ci guardavamo. Lui annuiva. Io sorridevo. Lui sorrideva. In un istante.

“Mariaaaaaaa” significava sempre qualcosa. Di volta in volta qualcosa di diverso. Una volta è stato per dirmi di far spostare il gruppo con cui lavoravo, di stare attenti agli shomen degli altri gruppi circostanti.

Mi ha corretto ciò che c’era da correggere…ma mi ha rivelato piccoli dettagli e sfumature. E questo per me è davvero un grande onore. Lo dico! Ne sono enormemente gratificata.

Si avvicinava….Non parlava…Eseguiva la forma. Io accanto a lui, lo imitavo come in una danza. Non ero certa di far bene. Forse dovevo stare in seiza, guardare e poi imitare. Non lo so. So che il corpo mi diceva…unisciti a lui nella mimica. E così ho fatto…sempre. Lui spostava l’hanmi. Io spostavo l’hanmi. Contemporaneamente lui eseguiva dei gesti a mano libera o con una delle armi e io facevo quel che faceva lui. Insieme! Poi si fermava e io ripetevo la forma da sola e poi mi rimettevo di fronte al mio uke ed eseguivo la tecnica sotto il suo sguardo.

Io ora credo che forse a lui piacesse questo mio modo di studiare. Almeno lo spero. Però in quel momento ero un pò preoccupata e mi dicevo…” A fare così…gli starò mica rubando del tempo?” Ma ero lì , sotto gli occhi di tutti che però non vedevo. Il tempo era fermo e davanti a me c’era solo quel gran comunicare di Saito. Eravamo solo io e lui. Mi insegnava, io apprendevo. Senza parole! Con i soli corpi! Era tutto così naturale! Capivo tutto e la lingua non era di ostacolo. C’era un traduttore. Non l’ho mai ascoltato. L’insegnamento di Saito mi arrivava chiaro e trasparente come l’acqua, anche quando parlava giapponese. Divino!

E poi è arrivato il momento del contatto fisico! Ryotedori Kokkyu Ho. Lui era il mio uke. Non so in che stato psichico mi trovassi. Ma era qualcosa di molto simile allo stato onirico. Dico davvero. Le sue mani stringono i miei polsi. Senza forza eppure non mi sposto di un millimetro. Lui è lì, fermo in paziente attesa. Ripeto la tecnica. Mi concentro e ripercorro il mio corpo. Il mio braccio destro è lì, anche quello sinistro. Il mio hanmi è lì e anche il mio hara. Tutto in un istante. Un respiro e via. Finalmente mi sposto, lui è contento. Ma la tecnica non è finita. C’è la proiezione. Alzo le mie braccia…ed è in quell’istante che mi riapproprio della realtà e penso. Non posso mica andargli contro! Lui è Saito! Ma lui non molla i polsi. Vuole verificare, credo, che ci sia davvero lo squilibrio. Alzo le braccia e all’improvviso mi vedo, come se la mia anima fosse al di fuori del mio corpo, mentre vado indietro…verso di lui. Sorride….è contento.

E’ sempre contento con me! Non so per quale ragione. E’ contento perchè comprendo…o forse è contento perchè mi vede contenta o forse è semplicemente divertito del modo in cui mi pongo innanzi a lui, per gli sguardi che faccio e il modo in cui gesticolo. Sono napoletana anche sul tatami! :) Non saprei dirlo. Io però ero contenta.

Quando mi correggeva e capivo dov’è che avevo sbagliato ringraziavo sorridendogli. L’etichetta è qualcosa che dovrò apprendere molto seriamente. Lo so. Ma era per me un modo di scaricare la tensione, e anche un modo di comunicargli la mia gratitudine e la mia gioia. Volevo dirgli: “Maestro Saito, lei mi sta insegnando l’aikido, ma sta anche nutrendo umanamente la mia anima e sta rendendo la mia vita più gioiosa”.

Ho sorriso spesso sul tatami mentre praticavo. Il tatami a me mette addosso sempre una grande gioia…e non la nascondo mai. E’ la cosa migliore che mi dona l’aikido. Forse Saito se n’è accorto. Anzi se n’è accorto…perchè ad un certo punto mi ha imitato divertito. :) Non so dirlo. In qualche modo anche io avrò comunicato qualcosa a lui e questo qualcosa gli sarà piaciuto. Sarà stato qualcosa di positivo perchè mi ha preso davvero in simpatia.

E poi è arrivato il momento della foto.

Il mio Maestro Alessandro Tittarelli, con gli occhietti simpatici ed ironici mi guarda ed urla: “Napoliiii”!!! :)

Ero l’unica! Tutti mi sorridevano! Mi siedo accanto a Saito. Alla sua sinistra. Resto lì immobile per tantissimo tempo. Flash, flash, flash. Nella mente una serie di pensieri divertenti e buffi. Pensavo: Ma forse hanno finito e io resto immobile qui, senza spostarmi? Ma quanto dura? Io era da sola e la la mia foto durava più degli altri. Ora mi prenderanno a calci per spostarmi da qui! :) E così…mentre immaginavo scenari alla fantozzi….ecco che non riesco a trattenermi e mi si stampa di nuovo un sorriso sulle labbra. Contemporaneamente Saito si gira verso di me sorridendo. Mi dice ironicamente qualcosa in giapponese e io capisco. “Abbiamo finito con la foto”. Ed io rispondo, non so in che modo se in italiano o gesticolando, “sì sì, abbiamo finito”. Gli sguardi s’incrociano ironici e ridiamo insieme di nuovo.

La sensazione è che Saito mi era di nuovo nella testa e che i miei pensieri non fossero per lui così silenziosi. :)

Io non lo so…Ma questo Stage di Aikido a Sappada..è stata un’esperienza grandiosa ed insolita. Mi sento molto sola in aikido da quando ho ripreso. Sono partita da sola per Sappada e cercavo sicuramente un contatto umano. E’ proprio bello che questo contatto io l’abbia avuto soprattutto con Saito in questi giorni…ed è davvero buffo che io mi sia molto molto divertita con lui più che con chiunque altro.

Sono partita per rivedere il Maestro…e il Maestro mi ha concesso di avvicinarmi all’uomo. Su questo rifletterò davvero a lungo.

2 comments Lunedì, Febbraio 12, 2007

Avanti per Sappada, indietro nel tempo

Sto per partire.

Lascio Gaia a Roma dai nonni e mercoledì mattina presto parto per Sappada.

Vedrò Hitohiro dopo 5 anni. Tante cose sono cambiate nel frattempo e quel che più di tutto mi incuriosisce è il suo sguardo.

Ho un pò paura. Fisicamente non sono in forma e tecnicamente ho ancora tante cose da ricordare e motissime altre da imparare. Imparerò tanto lo so. Mi concentrerò al massimo. E fin qui ho fiducia. Il mio corpo, però, spero che non m’inganni e non giochi brutti scherzi. Temo soprattutto i crampi e le cadute.

La mia cintura nera….Vorrei non averla oggi. Chissà se è permesso salire sul tatami con la bianca…:)

Mi metterò in un angolino e praticherò umilmente, piano piano, senza strafare. Credo che questa sia la scelta giusta.

Eppure ho un ricordo molto diverso dei miei vecchi stage.

Eravamo, io e Tommaso, così sicuri di noi! Lo stage era un momento per studiare ma anche mettersi alla prova fisicamente e tecnicamente. Non ci tiravamo mai indietro neanche di fronte all’impossibile. Mai nessun timore.

Beh, Maria! E’ naturale! Hai ripreso dopo 5 anni di inattività fisica e tecnica…dai tempo al tempo.

Pazienterò, ma ho così tanta nostalgia dei risultati che raggiunsi che oggi non riuscirli ad afferrare, non riuscirli a sentirli propri e a padroneggiare pienamente…mi mette tristezza. Quanto tempo è andato via!

E rifletto….sul perchè ho lasciato l’aikido.

La mancanza di un tatami, la mancanza di un istruttore in cui avere piena fiducia, la mancanza di compagni appassionati e umili nello studio…Tommaso se n’è partì per la Cina e da allora vuoto. Queste le cause principali.

Così quando ora sento di aikidoka che si dividono da altri aikidoka, di aikidoka che rinunciano a un tatami senza averne un altro…non posso non pensare ai rischi….di perdere l’aikido. L’aikido è con gli altri. Senza gli altri non c’è aikido.

Quanta strada ancora si dovrà percorrere? Quando si capirà che non è dividendosi, che non è solo assecondando i propri desideri e il proprio orgoglio che si riuscirà a fare un buon aikido?

1 comment Martedì, Febbraio 6, 2007

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