Archive for Novembre 2006

Il mio Maestro

Il 4.10.97 partecipo al mio primo seminario ad Acquacetosa tenuto dal Maestro Alessandro Tittarelli.

Non ricordo se quella fu la prima volta che ebbi l’onore di conoscerlo. Probabilmente avevo incrociato il suo sguardo già in occasione dello Stage Nazionale Filpjk a Roma nel maggio 1997.

Invero ho l’impressione di averlo sempre conosciuto. Non c’è un inizio. E’ sempre stato così. Tittarelli c’è sempre stato nella mia vita di aikidoka! E forse è proprio questo suo “esserci sempre” che lo rende un ottimo Maestro, sia sul piano tecnico che sul piano umano.

Alessandro Tittarelli. Un uomo dalla starza consistente. Un grosso omone, dal volto e lo sguardo di un bambino. Il suo aspetto è rassicurante…sempre…anche quando si arrabbia, e ti corregge col tono severo. Ma se accogli con serenità tutto quel che ti dice ed anche come te lo dice….ti verrà rivelato più di quanto immagini. Ed è così che ho capito tante cose dell’Aikido…anche se non tutte riesco a metterle in pratica e forse nemmeno a comunicarle. Perchè sono tante, davvero tante.

Alessandro è una persona schietta. Dice sempre quel che pensa e ha sempre una risposta ad ogni domanda che gli poni. Non ti lascia mai nel silenzio, se non comprendi ti spiega. Quel che più mi ha colpito è la sua infinita umiltà, una dote che apprezzo molto in tutte le persone che danno prova di possederla. E’ un Maestro “Vero Amico” e tratta tutti i suoi allievi allo stesso modo. E’ un Maestro “Giusto”.

In lui ho apprezzato innanzitutto queste sue qualità “umane”. Quelle tecniche le ho comprese con il tempo, man mano che accresceva la mia esperienza sul tatami. Sì, perchè all’inizio della pratica di Aikido è veramente difficile poter giudicare. Sei lì, con lo sguardo rivolto al maestro, occhi spalancati e quel che recepisci subito non è la qualità della tecnica, ma la passione di chi la esegue e la insegna.

Alessandro Tittarelli è “Maestro Passione”. La sua passione trapela dal suo modo di eseguire le tecniche, dal suo kiai e persino dal modo in cui te le spiega.

Se è vero che siamo noi allievi a sceglierci i Maestri, io ho scelto Tittarelli perchè ho riconosciuto in lui un’energia che ho anche sempre inseguito in altri contesti della mia vita.

Passione, dinamicità, solarità, energia dinamica. E’ sempre in questa direzione che ho rivolto il mio sguardo. In aikido non poteva essere diversamente.

Un grande Maestro quindi e – che non sia frainteso – anche un grande Allievo. Quel che mi ha sempre colpito è la sua dedizione a crescere, evolversi, a non fermarsi,  a non sentirsi mai come se fosse arrivato. Io credo che Alessandro se sentisse che la sua Via è terminata, perderebbe ogni entusiasmo e si rattristerebbe. Ha bisogno di guardare avanti, di individuare delle mete da raggiungere e allo stesso tempo da superare. Desidera imparare e imparare ancora, ancora scoprire, superarsi e se non ci fosse più nulla da scoprire credo che non farebbe più aikido. Questo spiega molte cose, tra cui la scelta di seguire il Maestro Hitohiro Saito.

Add comment Giovedì, Novembre 30, 2006

Nel lontano 1995

Credo di aver ricevuto la mia prima lezione di aikido nell’ottobre-novembre 1995. Era, ed è poi stato per anni, in un centro sociale autogestito collocato in uno dei quartieri più noti e popolari di Napoli: Montesanto. Un bel posto davvero! In collina. Un panorama pittorico. Tanto sole. Una magnifica struttura ma abbandonata. Poi recuperata e diventata Centro Sociale Diego Armando Maradona Montesanto…in breve DAMM.

Il tatami era quasi sempre sporco ed ogni volta ci toccava pulirlo…anche bene. I frequentatori del centro erano cani, frikkettoni, punk a bestia, studenti senzatetto e qualche volta barboni…tutti ospiti occasionali però. Per non parlare degli scugnizzi del quartiere, ragazzini vivacissimi, intelligenti, ma disturbatori cronici dediti al quotidiano sfottò.

La situazione era sotto controllo. Non c’era nulla da temere. Non vigeva l’anarchia assoluta, ma un’organizzazione comunitaria ammirevole, uno spirito di collaborazione sincero, un’autogestione rispettosa delle esigenze e le necessità di tutti. I ragazzini li si placava con ragionamenti in dialetto e coinvolgendoli in varie attività: teatro e per un periodo anche aikido. Per le forze dell’ordine era forse quasi un miracolo che esistevamo. Un pò di aria pulita in un posto un pò grigiastro. Nessuno sgombro! E le mamme e i papà dei guaglioni pure erano contenti tutto sommato…Qualcuno pare abbia anche dato una mano alla gestione del centro: tipo attaccare la luce abusivamente…E’ così che si usa nei centri sociali, eh! :-)

Il nostro tatami era al secondo piano. Ricordo che non c’erano doccie, non c’erano spogliatoi, non c’erano distruibutori automatici di bevande. Se volevi praticare dovevi accettare con molta serenità la “promiscuità” e il sudore sulla pelle dopo l’allenamento. Anche la bocca secca faceva parte del pacchetto.

Non fu un problema, accettai tutto questo. Del resto a quei tempi ero giovane (si fà per dire) e anche molto ribelle. Ero io stessa frikkettona. I miei compagni di aikido, devo dire, erano d’altro canto molto rispettosi e discreti…Non si sono mai verificate situazioni imbarazzanti. Eravamo una famiglia. E ci incontravamo e allenavamo insieme 7 giorni su 7. Se ricordo bene, il lunedì, mercoledì e venerdì mattina e il martedì, giovedì e sabato sera. La domenica mattina, se ne avevamo voglia, armi all’aperto e meditazione. Una gran figata!

Un stanzone grosso, abbastanza da contenere 20 persone intente a spostamenti fluidi ed armonici ma molto ampi e cadute acrobatiche e spesso dure, ospitava i tatami blu o forse azzurrognoli (i ricordi si sbiadiscono sempre più), rigorosamente incerottati (l’usura del tempo lascia segni evidenti e indelebili). Erano del nostro istruttore, che amavamo chiamare Sensei per il suo spirito meditativo e le sue utopie ascetiche: Vito Fiorentino…allora II dan.

Un uomo magrissimo, un pò bassino, ma muscolosetto e nervoso, agile, un uomo sprint, nero nero, uno scugnizzo napoletano che si è rifiutato di crescere. Aveva un suo fascino e a modo suo ci ha dato più di quanto lui immagini. Un uomo tanto spirituale quanto litigioso. Credo che allora avesse…non so…già 50 anni o forse più. Prima o poi glie lo chiederò. Quel che è sicuro è che la madre con cui abita tuttora – mi dice Ciro – ha oggi 80 anni suonati…ed è in buona salute.

Vito è un ex infermiere. Da quel che ci ha raccontato lavorava in un centro o in una corsia opsedaliera per malati di mente. Ha visto applicare elettroshok a manetta e senza ragioni valide. La cosa l’ha piuttosto scosso e ha deciso di mollare. Da allora si è dedicato solo all’aikido che non gli ha mai dato da vivere. Vito è un iper critico, un ribelle nato. Nessun sistema gli calza davvero a pennello. Rifiuta tutti i sistemi persino quelli dell’aikido…e che forse con l’aikido non sempre c’entrano.

Il passato aikidoistico di Vito è all’interno dell’Aikikai di Napoli, dal quale credo si sia allontanato bruscamente. Ha intrapreso poi la strada dell’Iwama Ryu grazie al Maestro Corallini. Ma anche all’interno dell’allora Iwama Takemusu Aiki Italy, Vito era un punto nero in uno scenario apparentemente tutto bianco. Quel che non gli si può rimproverare, però, è la mancanza di sincerità, la chiarezza e spesso la durezza con cui esprime e manifesta le sue idee e le sue opinioni. Con Vito non esistono congetture, sottintesi, cose non dette, pensieri astratti. Vito è concreto e dice quel che pensa. Puoi non condividerlo. Forse non ti piace affatto. Ma è quel che vedi.

Benchè disoccupato cronico, è stato sempre un gran faticatore…dedito alla pratica…anche se un pò a modo suo. L’Iwama Ryu a Napoli non c’era e quando ha deciso di intraprendere la via della tradizione, non si sa come, andava e veniva da Ancona ed Osimo. Ha dovuto studiare tanto e non senza difficoltà…anche economiche.

In questi ultimi anni noi allievi ci siamo tecnicamente evoluti e abbiamo imparato molte cose e molte altre le abbiamo corrette grazie ai nostri Maestri nazionali e giapponesi…La nostra strada si è discostata da quella di Vito…Io attualmente seguo l’Iwama Shin Shin Aikido Shuren Kai di Hitohiro Saito e il mio punto di riferimento italiano è il Maestro Alessandro Tittarelli, VII Dan. Vito ha deciso di seguire il Maestro Oscari dal quale ha di recente ottenuto il III dan. ..anche se le ultime notizie lo danno di nuovo libero e fuori da ogni scuola. Però è a Vito che devo la comprensione della “base”, che ci ha comunicato meglio che poteva, e del DO, lo spirito dell’Aikido. Senza Vito oggi forse non sarei una praticante Iwama Ryu e la mia vita e la mia coscienza sarebbero molto diverse.

Grazie Vito

Add comment Mercoledì, Novembre 29, 2006

Iwama Ryu Aikido

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