Dentoo Iwama Ryu: sostanza, metodo e fine
Martedì, Dicembre 19, 2006
Quando descriviamo l’aikido Iwama Ryu, siamo soliti usare termini come “tradizione“, “preservare” ed “evolvere“, perchè nella nostra scuola (oggi nota come Dentoo Iwama Ryu dove “Dentoo” sta, appunto, per “tradizione”), la “tradizione” è la SOSTANZA, “preservare” il METODO ed “evolvere” il FINE.
Le domande che ci vengono più spesso rivolte sono: Chi vi assicura che quel che praticate è aikido tradizionale? Ma preservate cosa e come? Siete sicuri che preservando vi evolvete?
La Tradizione
s. f. 1 Trasmissione nel tempo di notizie, memorie, consuetudini da una generazione all’altra attraverso l’esempio o testimonianze e ammaestramenti orali o scritti | (est.) Opinione, usanza, così tramandata: cerimonia regolata secondo una tradizione antichissima. 2 Forma sotto la quale i documenti antichi e medievali sono giunti fino a noi. 3 (dir.) Consegna di una cosa da un soggetto a un altro che ne acquista il possesso. 4 Uso o comportamento rituale non attestato nei libri sacri. ETIMOLOGIA: dal lat. traditio, traditionis ‘consegna, trasmissione’, da tradere ‘consegnare’.
Tradizione significa da un lato “trasmissione” e dall’altro “consegna“. Se la trasmissione può avvenire nel tempo e tra generazioni, in maniera indiretta, attraverso “l’esempio, le testimonianze e gli ammaestramenti orali o scritti”, la “consegna” implica un qualcuno che consegna un qualcosa a qualcun altro…E’ un gesto preciso e forte. Carico di significati. E’ una sorta di investitura. Quel che viene consegnato è un’eredità. Chi riceve diventa Erede.
Ho notato, dal confronto con aikidoka di altre scuole, che quel che in genere fa torcere qualche naso e addirittura infastidisce dell’Iwama Ryu è forse proprio la possibilità che questa tradizione dell’Aikido sia stata non solo “trasmessa” da O’Sensei ai posteri tramite Morihiro Saito, ma sia stata addirittura “consegnata” nelle mani di Morihiro Saito in persona e che Morihiro Saito sia l’unico erede della Tradizione. Benchè Saito non abbia mai osato speculare su questo punto, non c’è alcun dubbio che egli ha trasmesso l’aikido tradizionale, ossia l’aikido praticato ad Iwama dal Fondatore, e che il Fondatore gli affidò il Dojo e il Santuario di Iwama. Ci sono fatti storici e documenti legali che attestano tutto ciò.
Iwama Ryu significa “Scuola di Iwama”, ma molti credono che sia stata la “Scuola di Morihiro Saito” fino alla sua morte. Una scuola moderna, quindi, una delle tante scuole di aikido esistenti nel mondo. Iwama, invece, è un patrimonio dell’Aikido e dell’umanità di cui Saito per anni si è preso cura per volontà e concessione di O’Sensei. Iwama Ryu non è “una scuola” ma “la scuola”. E’ la scuola nella quale O’Sensei ha praticato e insegnato aikido, soprattutto nell’ultimo periodo della sua vita, quando cioè la sua arte marziale e la sua Via assunsero forma e contorni chiari e netti. Quando oggi parliamo di “Iwama Ryu Aikido” ci riferiamo prima di tutto all’AIKIDO che il Fondatore insegnò nel Dojo di Iwama e che Saito praticò e trasmise fedelmente anche dopo la morte del suo Maestro. Ci riferiamo alla scuola di O’Sensei e non di suo figlio e dell’Hombu Dojo o dei suoi innumerevoli allievi.
Su Saito e la fedeltà del suo insegnamento all’aikido di O’Sensei, consiglio un illuminante articolo di Stanley Pranin dal titolo: O-Sensei è realmente il padre dell’Aikido Moderno?
Tradizione come “consegna” non piace affatto agli eredi biologici di O’Sensei. Infatti, morto Morihiro Saito, il Dojo e il Santuario del Fondatore ad Iwama sono stati repentinamente ripresi indietro dal Doshu e al figlio Morihiro Saito si è chiesto di non distribuire più diplomi Iwama Ryu. A questo proposito si legga una “Lettera di Hitohiro Saito Sensei”
Sembra che non piaccia neanche “trasmissione tramite Saito”. Oggi, si racconta, che il Dojo e il Santuario siano addirittura “non accessibili” a coloro che seguono Hitohiro Saito lungo la strada già spianata dal padre. Pare che si voglia fare “tabula rasa” di quel che è stato Iwama dopo la morte del Fondatore, ai tempi di Morihiro Saito, e mandare nel dimenticatoio l’unicità dell’insegnamento del suo allievo più fedele. Una testimonianza attendibile di quanto appena riferito ci viene da Gaku Homma nel suo articolo “A Dangerous Message” che ha fatto un po’ il giro della rete e intristito molte persone, persino esterne all’Iwama Ryu.
Che l’insegnamento di Morihiro Saito sia unico è dimostrato, in effetti, dalle affermazioni stesse di chi ha “scelto” di proseguire la Via dell’Aikido seguendo percorsi diversi. Il figlio di Ueshiba cambiò l’aikido del padre per diffonderlo. E’ quel che afferma Moriteru Ueshiba, il 20 gennaio 1999, nell’articolo “Dedicato allo spirito del Doshu precedente“, pubblicato dall’Aikido Shimbun, il notiziario ufficiale del’Hombu Dojo.
Molti Maestri, per loro stessa ammissione, hanno scelto di evolversi “trasformendo” e non “preservando”. E alcuni dei loro allievi, spiegano persino il perchè, non so però se a titolo personale o meno. Restare legati alla tradizione, dicono, non fa evolvere. Seguire fedelmente la tradizione è come “copiare” staticamente qualcosa…non c’è creatività….non sei te stesso. La tradizione non si può preservare perchè è contaminata e corrotta dall’interpretazione personale di chi la trasmette.
Una delle domande che ci vengono infatti rivolte è: Ma siete sicuri che Saito abbia ben compreso il messaggio di O’Sensei e quello che praticate non è altro che una sua interpretazione personale?
Noi ne siamo sicuri!
Il Metodo
s. m. 1 Criterio e norma direttivi secondo i quali si compie qlco.: un buon metodo d’insegnamento; osservare, seguire un certo –m; SIN. Procedimento, regola | (est.) Ordine: lavorare con –m. 2 Modo di agire: usare metodi sbrigativi. 3 Titolo di trattati didattici in cui si espone ordinatamente una disciplina: metodo per lo studio del solfeggio. ETIMOLOGIA: dal lat. tardo methodus, dal greco méthodos ‘investigazione, ricerca’, comp. di metá ‘oltre’ e hodós ‘strada’.
Quel che Saito ha praticato per anni, dopo la morte del Fondatore, e lo dimostra l’articolo di Pranin, non è “Saito Aikido” ma l’Aikido che egli apprese da O’Sensei. Quel che ha trasmesso non è un pacchetto di tecniche eseguite secondo un determinato stile, ma un “metodo” che egli utilizzò ad Iwama per insegnare anche quando O’Sensei era in vita. Questo metodo egli lo elaborò per trasmettere agli allievi del Dojo il taijutsu e la difficile arte del ken e del jo a cui O’Sensei tanto teneva. Non c’è nulla che testimoni che il lavoro che egli svolse sotto la supervisione del suo Maestro sia stato da quest’ultimo bocciato o solo minimamente criticato.
Molte scuole, oggi, neanche le praticano le armi e quando le praticano non sono quelle dell’aikido. Altre le considerano propedeutiche alla pratica del taijutsu, dimostrando di aver dimenticato quel che O’Sensei definiva “l’unione delle verità”, cioè Ri Ai, “la relazione tra i metodi di impiego di spada, bastone e tecniche a mani nude”. Saito, invece, è l’unico ad aver preservato fedelmente questo ed altri principi dell’Aikido del Fondatore e ci è riuscito grazie ad un metodo che è peculiare dell’Iwama Ryu.
Ma cos’è innanzitutto un metodo?
Un metodo racchiude una serie di “norme” e “criteri” da eseguire. Ed è anche una “didattica”, ossia il modo in cui queste norme e criteri vengono insegnati e trasmessi. I criteri e le norme preservate nell’aikido Iwama Ryu non hanno nulla a che vedere con quello che si è soliti definire STILE. Lo stile, infatti, altro non è che un “complesso di caratteristiche formali“, un “modo particolare di esprimersi” che in genere può contraddistinguere l’aikido di un semplice aikidoka, di un Maestro e di una Scuola. O’Sensei ha spesso sottolineato come i movimenti dell’Aikido siano i movimenti naturali del corpo, dello specifico corpo che ciascuno di noi ha. Ogni corpo è diverso da un altro. E quindi eseguirà ogni tecnica, per forza di cose, in maniera formalmente diversa da un altro.
Parlare di uno “stile di iwama” è un errore, perchè l’Iwama Ryu predilige il metodo alla forma o stile. Saito, infatti, non ci ha trasmesso uno stile che in genere, proprio in virtù di quanto detto sopra, è sempre personale, ed è sempre correlato a ciò che noi esprimiamo. Non ci ha mai chiesto di eseguire le tecniche nella stessa e identica forma in cui le eseguiva lui. Ci ha sempre raccomandato, invece, di eseguire le tecniche tenendo ben in mente certe norme e certi criteri che sono il cuore dell’Aikido di O’Sensei.
Lo stile trasmesso da un maestro può essere copiato, personalizzato, reinterpretato. Le norme e i criteri, invece, in quanto tali, non possono essere soggetti a interpretazioni personali. Restano sempre tali a meno che qualcuno non intervenga, con una precisa volontà, a cambiarli e a modificarli nel tempo. Questo è quel che ha fatto il figlio di O’Sensei allo scopo di diffondere l’aikido nel mondo e renderlo comprensibile e accessibile a tutti. Saito, invece, ha voluto preservare quelle norme e quei criteri, ha voluto preservare il cuore dell’Aikido di O’Sensei. Non aveva alcun interesse a modificare quelle norme e quei criteri, perché il suo scopo non era formare una sua scuola o un suo stile, ma continuare a praticare l’aikido del Fondatore.
Le caratteristiche formali che formano uno stile possono essere innumerevoli e ricche di dettagli…e questo fa sì che nel tempo qualche forma venga persa oppure ricordata male o appunto personalizzata e reinterpretata. Questo spiega il proliferare di numerose scuole e stili all’interno dell’Aikikai. Trasmettere uno stile con tutte le sue forme con fedeltà è molto più difficile che trasmettere un metodo. Forse addirittura impossibile.
Il metodo, invece, con le sue norme e suoi criteri basici, fa sì che si possa ricordare meglio, trasmettere in maniera fedele e applicare in maniera corretta (anche se con un proprio stile) quel che O’Sensei con tanta cura e tanto studio creò nel corso della sua lunga vita. Il fine del metodo è agevolare l’assimilazione e la memorizzazione di una grossa quantità di dati e di un numero infinito di dettagli. Ti permette, nel contempo, di esprimere te stesso senza correre il rischio di distaccarti dal cuore dell’aikido, certo che quel che stai eseguendo è sempre e comunque l’Aikido tradizionale, ossia l’aikido di O’Sensei.
Quando affermo preservare è il metodo, intendo dire che ciò che viene preservato sono le norme e i criteri dell’aikido originario, e che il metodo (e cioè il modo in cui queste norme e questi criteri sono state trasmesse da Saito) è l’unico mezzo che abbiamo per preservare in maniera fedele l’aikido del Fondatore.
L’evoluzione
Significato – s. f. 1 Lenta, graduale trasformazione: evoluzione del pensiero | Sviluppo. 2 (biol.) Trasformazione degli organismi viventi nel corso del tempo | Teoria dell’–e, evoluzionismo. 3 Insieme di movimenti eseguiti secondo preordinate modalità: evoluzione di un battaglione | Volo di aereo su traiettoria curva.
Quel che le altre scuole di aikido ci rimproverano è di aver sacrificato l’evoluzione in nome della tradizione. Dicono che “preservare” e cioè “conservare fedelmente” non ci fa evolvere. Ma tradizione ed evoluzione, non si negano a vicenda.
Quel che noi vogliamo praticare è l’arte di O’Sensei. E quel che vogliamo preservare e trasmettere è soprattutto l’“efficacia marziale” del suo aikido. Le norme e i criteri di cui si è parlato finora mirano soprattutto a questo e riguardano per l’appunto ogni piccolo dettaglio di ogni piccolo gesto, spostamento e leva che rendono l’aikido una delle arti marziali esistenti più efficaci e sofisticate. Questi gesti, questi spostamenti e queste leve formano una sorta di ABC dell’aikido, il cuore stesso di quest’arte marziale. Senza questo ABC difficilmente si sarà in grado di eseguire, in maniera marzialmente efficace, tecniche fluide in kinonagare.
Insisto sul concetto “marzialmente efficace” perchè l’efficacia marziale è stata spesso sacrificata da molti Maestri in nome di una fluidità e dinamicità fine a se stessa, come se fossero il cuore stesso dell’aikido. Noi invece riteniamo che il fulcro dell’aikido sia l’efficacia marziale e la si ottiene “anche” agendo in maniera fluida e veloce, ma soprattutto conoscendo i punti di squilibrio e le leve, la logica e razionalità degli spostamenti e dei movimenti, i possibili ed innumerevoli attacchi ed atemi…in parole povere apprendendo e assimilando l’ABC dell’aikido che Saito ci ha trasmesso.
Come a scuola, anche in aikido, noi impariamo prima di tutto a riconoscere e a leggere bene ogni singola vocale o consonante, poi leggiamo le frasi lunghe e pagine intere di un libro e un bel giorno, con il dovuto allenamento, riusciamo a leggere i capolavori della letteratura antica, moderna e contempranea…in maniera veloce e fluida e soprattutto comprendendone il profondo significato. La nostra pratica prevede, infatti, i kihon waza (tecniche base), ma anche i kinonagare waza (tecniche fluide) e persino gli oyo waza (tecniche di applicazione). Al kihon però diamo particolare importanza.
Il kihon ci garantisce un corretto apprendimento e una totale assimilazione dei principi marziali dell’aikido. Attraverso il kihon si acquisisce l’ABC dell’aikido di O’Sensei. Kihon significa “tecnica base“, ma anche “metodo basico” per apprendere qualsiasi tecnica di Aikido, persino quelle più evolute. Ciò che non abbandoniamo mai, dunque, non è la “tecnica base”, ma il metodo base di apprendimento. Riteniamo che sia pressoché impossibile, soprattutto per un principiante, eseguire fedelmente e in maniera efficace una tecnica in kinonagare se prima non si studia la stessa tecnica in kihon e cioè lentamente e scomponendola in ogni piccola parte e studiandone ogni piccolo particolare e dettaglio.
Se gli altri praticanti di aikido si allenano sin da subito ad eseguire tecniche fluide, la fluidità è per noi non un punto di inizio, ma una meta da raggiungere. Il fatto è che siamo molto severi con noi stessi. Puntigliosi e perfezionisti. Crediamo che si possa arrivare a movimenti fluidi e veloci ma, allo stesso tempo, anche marzialmente efficaci, solo attraverso uno studio “lento, graduale e dettagliato”, che nel tempo “trasforma” il nostro modo di praticare aikido e ci fa “evolvere”.
Quando penso al kihon, non posso non ricordare il valore che assume il gesto nell’arte della calligrafia cinese e giapponese o nell’arte estremo-orientale in generale. Nell’arte cinese, ad esempio, mi diceva un amico, quel che conta non è l’oggetto d’arte finito, ma il gesto che lo crea. I cinesi ripetono e trasmettono in maniera fedele quel gesto affinchè non venga mai dimenticato, perchè solo preservandolo si potranno creare all’infinito oggetti d’arte, tutti ugualmente preziosi e di inestimabile valore. Nell’iconografia e calligrafia giapponese, il gesto deve essere spontaneo, ma pur sempre disciplinato e codificato. Nello Zen, infatti, spontaneità non vuol dire “improvvisazione” e neppure “ricerca di una propria soggettività creativa” che ci faccia apparire originali ed innovativi. Significa soprattutto riuscire a fare qualcosa di alta qualità estetica grazie ad un’ispirazione spontanea che ha le sue radici nella tradizione. L’artista dedica tutto se stesso all’esecuzione dei gesti tramandati dalla tradizione, perché solo in questo modo la sua creatività e soggettività risulteranno fedeli ai principi originari.
Così è, in qualche modo, anche per il nostro aikido. Dedichiamo gran parte della nostra pratica all’esecuzione dei gesti (prese, movimenti, spostamenti, leve) dell’aikido di O’Sensei tramandati da Saito, così da restare fedeli ai principi originari dell’arte che egli creò. Non è nostra ambizione “improvvisare” e nemmeno apparire a tutti i costi “originali” e “innovativi”. Spontaneamente ispirati dalla tradizione, puntiamo ad eseguire tecniche marzialmente efficaci e fluide, così come lo erano quelle del Fondatore, senza con ciò rinunciare alla nostra creatività e soggettività.
Conclusioni
Oggi il mondo dell’aikido è animato da dispute e scissioni e tra le varie scuole dell’Aikikai, in maniera evidente e anche celata, non corre sempre buon sangue. La scelta di Hitohiro Saito, sofferta e coraggiosa, di formare una propria associazione al di fuori dall’Aikikai, non è una di queste dispute. Con il distacco si è semplicemente evidenziato una diversità di percorso che era in realtà già nota a tutti, anche quando Morihiro Saito era in vita.
Queste dispute non le amiamo e non abbiamo fatto nulla per determinarle. Non abbiamo alcun motivo (e mai ne abbiamo avuti) per essere in contrasto con altre realtà dell’aikido. Non crediamo che l’Iwama Ryu sia peggiore o migliore di altre scuole. Crediamo, semplicemente, che l’Iwama Ryu sia una realtà a sè… E’ una scuola tradizionale e quindi non è una delle tante scuole moderne.
Le scuole moderne hanno scelto una strada totalmente diversa da quella di Saito. Hanno scelto di evolvere, trasformando l’Aikido di O’Sensei, e ciascuna l’ha fatto nel modo che più ha ritenuto giusto. E’ tra queste scuole che soprattutto non corre buon sangue! L’Iwama Ryu, invece, ha scelto di evolversi preservando l’aikido del Fondatore. Ed è l’unica. Non può entrare in contrasto e in competizione con nessuno, in quanto coltiva ciò che altri non prendono nemmeno in considerazione ed hanno “volutamente” e “palesemente” trascurato. Sono due scelte diverse, due Vie differenti.
Noi dell’Iwama Ryu non riteniamo di essere detentori di una verità assoluta e rispettiamo chi ha scelto una strada diversa dalla nostra. Crediamo però fermamente in Saito, nella sincerità del suo insegnamento e fedeltà all’aikido di O’Sensei. Saito ha vissuto così tanti anni accanto al Fondatore, lavorando, allenandosi e insegnando insieme a lui, soprattutto nel periodo in cui egli diede una forma definitiva a quella che noi oggi chiamiamo Aikido, che non abbiamo alcun motivo di dubitare che molta dell’esperienza di O’Sensei si sia in qualche modo impressa nell’esperienza di Morihiro Saito Sensei ed oggi, attraverso il padre, nel figlio Hitohiro Saito.
Agli altri miei colleghi aikidoka di altre scuole che mi hanno ispirato questo scritto con le loro domande sincere, ma molto spesso dubbiose e talvolta persino polemiche, auguro di “avere fiducia” nel loro aikido così come io ne ho nel mio.
“Avere Fede (fiducia) significa credere che ogni cosa è possibile (da non confondere con il credere ad ogni cosa). Non bisogna fermarsi davanti alle negazioni, al pregiudizio dell’“opinione comune” e le sue “verità”. Ciò che avremo personalmente verificato essere per noi vero e giusto sarà valido.” (Da: Enrico Urbani – L’orologio della qualità del tempo – Luo Shu – Manuale del Ki delle Nove Stelle – Astrologia del Feng Shui)
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1.
Kame | Mercoledì, Dicembre 20, 2006 at 4:42 pm
Approccio fideistico e razionale..
Mi piace come hai strutturato tutto con l’aiuto del vocabolario..
Beh sicuramente sai come la penso su “la mia scuola è la VERA scuola del fondatore..” A parte che a me questa storia su O’ Fondatore non mi riguarda.. Sai che me ne puo’ fregare di fare l’aikido di Saito o l’aikido di Pippo o.. il JKD di Bruce Lee .. io faccio il MIO aikido. Quello che per te e’ un metodo adeguato.. maniacale e con il goniometro, non sarà mai il MIO aikido..
2.
iwama | Giovedì, Dicembre 21, 2006 at 3:25 pm
L’approccio è basato su fatti ampiamente documentati e maturato, senza dispersioni di energie altrove, attraverso anni di esperienza su un tatami Iwama Ryu.
Quel che ho descritto è la mia Scuola e la mia pratica e affinchè fosse chiaro che non c’è alcuna interpretazione personale il ricorso alle fonti e anche al dizionario era d’obbligo. Le parole hanno un preciso significato, ma mi è spesso capitato di incontrare persone che se ne inventavano uno tutto diverso pur di aver l’ultima parola o mettere necessariamente in discussione la pratica degli altri.
In questo scritto non si è criticato l’aikido di nessuno e neanche si è fatto l’elogio del proprio. Questa è la mia scuola e non posso descriverla diversamente. Perchè queste sono le peculiarità della mia Scuola. Solo quando è stato necessario ho sottolineato, ma molto brevemente e con estremo rispetto, alcune differenze, già note a tutti, rispetto alle scuole di aikido moderne.
La differenza principale tra Iwama Ryu e le altre scuole di aikido moderne è la stessa differenza che c’è tra “Storia antica” e “Storia Moderna”.
Tra le due storie non c’è necessariamente conflitto…Anzi! C’è relazione e continuità. Ciò non toglie però che la Storia antica sia una cosa e quella Moderna ne sia un’altra. Quella Moderna non tratta di cose antiche e quella Antica non è interessata agli eventi di età Moderna.
Qui non sono mai state usate espressioni come “VERA” o come “FALSA”.
“Vero” e “Falso” non è il tema di questo scritto…ma questo scritto nasce proprio per dimostrare come a “vero” e “falso” faccia ampiamente ricorso, e con devozione, chi vuole a tutti i costi attribuirci “affermazioni negative e filosofie conflittuali” e non ha prove concrete per dimostrare assolutamente nulla di tutto ciò.
Per quanto riguarda il metodo, quello che noi utilizziamo nell’Iwama Ryu non è il “nostro”, ma di Saito. E’ un metodo usato e sperimentato dopo la morte di O’Sensei, ma anche mentre il Fondatore era in vita…e proprio nel Dojo di Iwama in cui egli insegnava con l’aiuto di Saito.
Il metodo ci aiuta a mettere ordine. E’ quel che ci insegnao a scuola sin dall’inizio e sperimentiamo sulla nostra pelle all’università.
Se hai un metodo assimili meglio e più velocemente, soprattutto capisci. Se non ne hai uno…tutto diventa più difficile da apprendere e anche da comunicare.
3.
Kame | Giovedì, Dicembre 21, 2006 at 3:48 pm
Giustissimo :)
Allora un metodo vale l’altro se il fine è lo stesso..
Se lo scopo è il raggiungimento della conoscenza e la personalizzazione della disciplina allora ogni metodo è valido.
D’altronde quando studi c’e’ chi sottolinea ogni parola di un libro, chi evidenzia, chi si fa uno specchietto di ripasso..
L’importante non è il superamento dell’esame.. quanto ..la conoscenza della materia e la profonda comprensione della stessa.
4.
iwama | Giovedì, Dicembre 21, 2006 at 11:27 pm
Non esattamente…
Un metodo vale l’altro se mira comunque a trasmettere fedelmente i principi dell’aikido del Fondatore.
Il “vero” aikido non è il “mio”, il “tuo”, il “suo”. Il “vero” aikido è quello del Fondatore. L’aikido appartiene prima di tutto a O’Sensei. Se ti piace l’aikido cominci dagli insegnamenti di chi ha creato questa disciplina. Altrimenti fai un’altra cosa.
Se il metodo è fedele agli insegnamenti del Fondatore, allora è un buon metodo. Se la didattica (cioè il modo di insegnare) può essere anche diverso, le norme e i criteri che il metodo trasmette devono essere quelli di O’Sensei.
Ma considerando che al di fuori dell’Iwama Ryu le armi vengono considerate “propedeutiche”, o non coltivate affatto e che il principio di Ri Ai è poco conosciuto e preso in considerazione…ho forti dubbi che queste norme e questi criteri siano stati preservati nei metodi utilizzati da alcune scuole.
Ho piuttosto l’impressione che i metodi utilizzati al di fuori dell’Iwama Ryu mirino ad una crescita totalmente diversa. Non so se sia megliore o peggiore. So che se il mio scopo è preservare, non posso che guardare all’Iwama Ryu. Se invece il mio scopo fosse quello di modificare, dovrei andare altrove.