Archive for Gennaio 2007

Jigoro Kano scrisse

Jigoro Kano scrisse:

“solo dopo aver tanto combattuto, così da arrivare al di là della nozione di vittoria e di sconfitta, si aprono le porte di una visione d’amore nella vita. Il combattimento di Judo è come una vaccinazione contro la violenza: la si affronta a piccole dosi, la si vince dentro se stessi e infine si acquista la capacità (o la saggezza) di riflettere nelle diverse situazioni della vita”.

Add comment Lunedì, Gennaio 22, 2007

Il perchè del come e del quando

L’allenamento è il vero succo di una pratica. Ogni volta che salgo sul tatami questo principio echeggia in maniera altisonante.

Puoi parlare, raccontare, pensare, riflettere, spiegare. Ma il contatto diretto con tutto ciò che l’aikido è e rappresenta avviene solo nell’agire. E solo agendo che respiri l’aikido. E’ agendo che lo comprendi.

Agendo, sbagliando, correggendoti e agendo. Non c’è altro.

O’Sensei diceva:

Misteri Aiki
non li puoi contenere
con penna e voce
non cercare parole (per afferrarli),
l’agire ti illumini

L’aiki non si deve esaurire
In parole scritte o dette
Senza dilettarti in discorsi oziosi
Capisci attraverso la pratica

La pratica è l’allenamento e se ben fatto può rivelarti strade e sentieri, momenti indimenticabili.

L’allenamento del fine fine settimana scorso è stato davvero intenso. Il consueto appuntamento mensile con il Maestro Tittarelli a Roma si è rivelato nuovamente un “dono”… immenso.

Abbiamo praticato, quasi senza pausa…e sono tornata a casa colma di concetti, prinicipi e tecniche.
Al centro dei due giorni di pratica… il “perchè del come e del quando“.

Il “perchè del come” è qualcosa su cui la nostra scuola insiste davvero molto e questa è una delle ragioni per cui procediamo nello studio lentamente e all’inizio piano piano e in kihon.

Il “perchè del come” ti viene spiegato da subito, sin dall’inizio. Nessun gesto resta fine a se stesso. Se assumi quella postura c’è una ragione, forse addirittura mille. Anche le distanze e non solo le posizioni e gli spostamenti hanno un valore. C’è un perchè per tutto. E se esegui una determinata tecnica in un certo modo è perchè appunto c’è un perchè.

Il “perchè del quando” rende l’aikido pura marzialità. Non basta saper quel che devi fare, ma anche quando farlo. Se sbagli le distanze, le prese e gli attacchi sei battuto. Se le distanze sono giuste, le prese e gli attacchi anche, ma sbagli il momento di azione, sei ugualmente battuto.

Devi cogliere il “momento giusto” e applicare il tutto con il “ritmo giusto”. Devi muoverti calcolando le “distanze giuste” e i “movimenti giusti”.

Momento e ritmo sono il TEMPO. Distanze e spostamenti sono lo SPAZIO.

Nello spazio si muove il tuo corpo. Nel tempo lasci il tuo corpo ed entri nell’altro. Sei a un passo dal congiungerti all’universo.

TEMPO e SPAZIO sono l’universo e il vero tatami dell’aikido.

Se questo principio è assimilato assume un diverso valore anche l’awase.

Awase…non solo armonizzazione tra corpi, ma anche armonizzazione tra spiriti e intenzioni. Soprattutto armonizzazione con l’universo che altro non è una sinuosa danza tra tempo e spazio. Cogliere il tempo e cogliere lo spazio ti riporta vertiginosamente indietro nel grembo dell’universo.

Add comment Domenica, Gennaio 21, 2007

Il corpo mutato, la mente vuota

Ho ricominciato aikido dopo quasi 5 o 6 anni che non praticavo. E devo dire che è andata meglio di quel che credessi dal punto di vista fisico e tecnico. L’aikido è dentro di me…non credo che andrà mai più via. Il corpo però era poco allenato, ciononostante non del tutto arruginito. I “principi” e la didattica vivi nella memoria.

La prima sensazione: emozione. Avrei rivisto dopo anni il mio Maestro e sarei salita su un tatami con compagni che non conoscevo.

La seconda sensazione: non ero più la stessa. Avrei praticato con un corpo nuovo una disciplina che in questi anni si è persino leggermente rinnovata.

L’emozione l’ho ben sostenuta ed anche rapidamente superata, grazie al mio Maestro che sa sempre come mettere a proprio agio i suoi discepoli. I nuovi compagni di aikido sono squisitamente semplici e umili, anche simpatici e divertenti. Nessun problema.

Le difficoltà maggiori, se possono definirsi tali, erano e sono tuttora con me stessa, soprattutto col mio corpo o meglio dire con i ricordi che ho di una pratica iniziata con un corpo di 49 kili e che oggi ne pesa 57 ed è mutato al suo interno per aver ospitato per nove mesi una dolce creatura.

Ho ricominciato la pratica con un nuovo corpo che devo ancora imparare a conoscere e sembra d’un tratto che tutto sia completamente nuovo. Ma è solo un’illusione.

Come ero come sono

Quando ho cominciato a praticare aikido era snellissima e leggerissima e agilissima e lo sono stata fino all’età di 34 anni. Per tutta la vita mi sono sempre sentita una piuma trasporatata dal vento. L’aikido mi ha aiutato a conoscere il mio corpo, soprattutto a gestirlo. Restavo piuma ma ora controllavo i miei spostamenti e i miei movimenti. Non era più il vento a trasportarmi!

Da quasi 4 anni non mi sento più piuma. Resto comunque agile e certo non sono grassa. Ma abituarsi a questo nuovo corpo non è cosa semplice. Cosa sono oggi non saprei dirlo. Una risposta l’attendo dal tatami e da una pratica più costante. Quel che sento è la terra sotto ai piedi e questo sentire contrasta col vecchio ricordo di un corpo nell’aria.

Prima ero nell’aria…ora sono sulla terra. Quel che ne deriva è una maggiore consapevolezza degli spostamenti e dei movimenti. Se faccio irimi, il corpo è irimi. Se faccio tenkan il mio corpo è tenkan. Se faccio un ukemi sono ukemi. Sento il contatto del corpo sul tatami, ogni parte del mio corpo attraversare ogni millimetro del tappeto. Sento la materia e la durezza delle cose che mi circondano. Se sbaglio, lo sento. Se non sono leggermente in equilibrio, lo squilibrio mi vien contro come un’eco rocciosa. Se sono fumosa e superficiale, più dura diviene la superficie e il corpo sembra legato a ruvide corde. E’ probabile che questo sia solo il riflesso di una mia particolare disposizione d’animo e che il nuovo corpo non c’entri proprio niente. Però cerco di trarre beneficio da questa mia nuova condizione e questo mio nuovo modo di sentire.

Non sono persa. L’aikido è dentro di me. Aggiustare delle posture è più semplice che accettarsi per quel che fisicamente sono diventata. Essere nell’aria era una sensazione bellissima. Mistica direi. Essere sulla terra ha però i suoi vantaggi.

- Maggiore consapevolezza di se stessi e di quel che si fa

- Capacità di sentirsi nel bene e anche nel male

- Maggiore autocritica nello studio

Da quando ho ricominciato con questo nuovo corpo…sento ciò che dell’aikido è materia: la marzialità, ossia il contatto con i corpi, un maggiore contatto con il proprio.

Essere stata lontana dal tatami forse ha avuto i suoi vantaggi. Ho liberato la mente, anche se tutto ciò che un tempo ho appreso sta ritornando a galla pian piano, senza sforzo. Ho una mente vuota pronta ad accogliere il tutto come se fosse la prima volta, ma senza essere impreparata. Questa nuova consapevolezza che associo alla durezza potrebbe non essere “regresso”, ma solo una nuova evoluzione. Che abbia un non so che di positivo però lo sento. Col tempo capirò meglio.

Add comment Mercoledì, Gennaio 3, 2007

Lezioni di Spada 7 – Trasmissione speciale

Tratto da:

Takuan Soho – Lo Zen e l’Arte della Spada – Taiaki ovvero Gli Annali della Spada Taia – Oscar Mondadori

“Presumibilmente, poichè sono un artista nelle arti marziali, non combatto per vincere o perdere, non mi preoccupo della forza o della debolezza, sono imperturbabile. Il nemico non si accorge di me, nè io di lui.

Penetrando in una dimensione in cui cielo e terra non sono ancora distinti l’uno dall’altra, in cui Ying e Yang non sono ancora giunti, ottengo di certo e subito un effetto”.

*******

L’uomo che sa, usa la spada, ma non uccide altri uomini. Usa la spada e dà agli altri la vita. Uccide solo quando è necessario. Quando è necessario dà la vita. Quando uccide lo fa con assoluta concentrazione, così come quando dà la vita. Senza pensare al bene o al male, egli è capace di vedere il bene e il male; senza provare a discriminare, egli è capace di discriminare bene”

[...]

********

[...]

Mentre cammini, ti fermi, ti siedi o ti sdrai, mentre conversi o rimani in silenzio, mentre prendi il the o mangi riso, non devi mai trascurare di esercitarti, il tuo occhio deve sempre volgersi veloce alla meta, e devi continuamente cercare a fondo, sia andando che venendo. Solo così dovresti guardare dritto nelle cose. I mesi e gli anni passeranno e ti sembrerà che una luce appaia improvvisamente nel buio.

Riceverai la saggezza senza che alcun maestro te l’abbia rivelata e ti accorgerai di possedere misteriose abilità nel fare cose mai tentate.

Quest’ulitmo particolare non si discosta da ciò che è ordinario, ma lo trascende. Per nome, chiamo questo “Taia”.

*********

[...], un tale uomo non ti farà mai vedere la punta della sua spada. Questa è l’essenza della velocità. Neanche il fulmine può esserle pari. E’ l’essenza della brevità, sparisce prima ancora del vento veloce della tempesta. Se non si possiede questa tecnica magistrale, alla fine ci si sentirà impacciati e confusi, si danneggerà la propria spada o ci si ferirà la mano o non si riuscirà a usarla abilmente. Questo non si scopre nè attraverso semplici impressioni nè per conoscenza teorica. Non si può comunicare questo con le parole e i discorsi, non lo si impara da nessuna dottrina. Questa è la legge della trasmissione speciale che va al di là dell’apprendimento per mezzo dell’istruzione”.

***********

Non vi è alcuna regola prestabilita perchè si ottenga che questa abilità si manifesti Azione ordinata-azione contraria – nel meno il Cielo può determinarlo. Allora, qual’è la natura di questa abilità?

Gli antichi dissero: “Quando una casa non ha un dipinto di Pai Che, è come se non avesse fantasmi”. Se un uomo si è messo alla prova ed è giunto a questo principio, egli saprà controllare ogni cosa al mondo con la sola spada.

Gli studiosi di questa disciplina devono sapere che essa non sopporta negligenze.”

 

 

1 comment Martedì, Gennaio 2, 2007

Lezioni di Spada 6 – Allontana la mente dal corpo

Tratto da:

Takuan Soho – Lo Zen e l’Arte della Spada – Fudochishinmyoroku ovvero La Testimonianza Segreta della Saggezza Immutabile – Oscar Mondadori

“Si dice che:

Se si pone la mente nell’azione del corpo dell’avversario, la mente ne sarà soggiogata.

Se si pone la mente nella spada dell’avversario, la mente ne sarà soggiogata.

Se si pone la mente nel pensiero di quali saranno le intenzioni dell’avversario che sta per colpirci, la mente ne sarà soggiogata.

Se si pone la mente nella propria spada, la mente ne sarà soggiogata.

Se si pone la mente nella propria intenzione di non essere colpiti, la mente ne sarà soggiogata.

Il significato di questo è che non vi è luogo in cui porre la mente.

Una volta qualcuno disse: “Non ha importanza dove io metto la mia mente, in quel luogo le mie intenzioni rimarrebbero bloccate e io perderei contro il mio avversario. Per questa ragione metto la mia mente appena sotto l’ombelico (tanden) e non la lascio vagare. In questo modo sono in grado di cambiare a seconda delle azioni del mio avversario”.

Questo è sensato. Mettere la mente appena sotto l’ombelico e impedirle di vagare rappresenta però un livello basso di comprensione, se lo si considera dall’alto delle concezioni buddhiste. E’ il livello proprio della disciplina e dell’allenamento. E’ il livello proprio della serietà d’intenti, o della sentenza di Mencio: “Va alla ricerca della mente perduta”, ma nemmeno questo è il livello più alto.

[...]

Se si pensa di porre la mente sotto all’ombelico per non farla vagare, la mente sarà soggiogata dal fatto di pensare a questo stratagemma. In tale modo non si avrà alcuna abilità nel movimento e si sarà eccezionalmente vincolati.

Questo conduce alla domanda seguente: Se il fatto di porre la mia mente sotto l’ombelico mi lascia inerme  e privo di libertà, non è certo un ausilio. Allora, in quale parte del corpo dovrei porre la mente?”

La mia risposta fu:

[...]

“Non ha importanza quale sia il luogo in cui la poni, se metterai la mente in un luogo, il resto del tuo corpo perderà la sua abilità”.

“Se non la porrai in alcun luogo, la tua mente permeerà ogni parte del tuo corpo estendendosi per tutta la sua interezza. In questo modo, quando entrerà nella mano, guiderà le azioni della mano. Quando entrerà nel piede, realizzerà le funzioni del piede. Quando entrerà nell’occhio, compirà gli atti dell’occhio.”

“Se dovessi decidere di mettere la mente in un luogo, questo la catturerà e perderà la sua funzione. Se si pensa, la mente viene catturata dagli stessi pensieri”.

“Dal momento che è così, lascia da parte pensieri e discriminazioni, allontana la mente dal corpo, non fermarla qui o là e quando accorrerà  nelle diverse parti, guiderà le azioni senza errore”

Disciplina significa sforzarsi per non fermare la mente in un sol posto. Non fermare la mente è scopo ed essenza. la mente sarà ovunque purchè non venga fermata in qualche luogo. Anche quando si sposta la mente fuori dal corpo, se la si rivolge in un’unica direzione, sarà assente in altre nove. Se la mente non sarà vincolata in una sola direzione, sarà in tutte e dieci.”

 

Add comment Martedì, Gennaio 2, 2007

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