Il corpo mutato, la mente vuota
Mercoledì, Gennaio 3, 2007
Ho ricominciato aikido dopo quasi 5 o 6 anni che non praticavo. E devo dire che è andata meglio di quel che credessi dal punto di vista fisico e tecnico. L’aikido è dentro di me…non credo che andrà mai più via. Il corpo però era poco allenato, ciononostante non del tutto arruginito. I “principi” e la didattica vivi nella memoria.
La prima sensazione: emozione. Avrei rivisto dopo anni il mio Maestro e sarei salita su un tatami con compagni che non conoscevo.
La seconda sensazione: non ero più la stessa. Avrei praticato con un corpo nuovo una disciplina che in questi anni si è persino leggermente rinnovata.
L’emozione l’ho ben sostenuta ed anche rapidamente superata, grazie al mio Maestro che sa sempre come mettere a proprio agio i suoi discepoli. I nuovi compagni di aikido sono squisitamente semplici e umili, anche simpatici e divertenti. Nessun problema.
Le difficoltà maggiori, se possono definirsi tali, erano e sono tuttora con me stessa, soprattutto col mio corpo o meglio dire con i ricordi che ho di una pratica iniziata con un corpo di 49 kili e che oggi ne pesa 57 ed è mutato al suo interno per aver ospitato per nove mesi una dolce creatura.
Ho ricominciato la pratica con un nuovo corpo che devo ancora imparare a conoscere e sembra d’un tratto che tutto sia completamente nuovo. Ma è solo un’illusione.
Come ero come sono
Quando ho cominciato a praticare aikido era snellissima e leggerissima e agilissima e lo sono stata fino all’età di 34 anni. Per tutta la vita mi sono sempre sentita una piuma trasporatata dal vento. L’aikido mi ha aiutato a conoscere il mio corpo, soprattutto a gestirlo. Restavo piuma ma ora controllavo i miei spostamenti e i miei movimenti. Non era più il vento a trasportarmi!
Da quasi 4 anni non mi sento più piuma. Resto comunque agile e certo non sono grassa. Ma abituarsi a questo nuovo corpo non è cosa semplice. Cosa sono oggi non saprei dirlo. Una risposta l’attendo dal tatami e da una pratica più costante. Quel che sento è la terra sotto ai piedi e questo sentire contrasta col vecchio ricordo di un corpo nell’aria.
Prima ero nell’aria…ora sono sulla terra. Quel che ne deriva è una maggiore consapevolezza degli spostamenti e dei movimenti. Se faccio irimi, il corpo è irimi. Se faccio tenkan il mio corpo è tenkan. Se faccio un ukemi sono ukemi. Sento il contatto del corpo sul tatami, ogni parte del mio corpo attraversare ogni millimetro del tappeto. Sento la materia e la durezza delle cose che mi circondano. Se sbaglio, lo sento. Se non sono leggermente in equilibrio, lo squilibrio mi vien contro come un’eco rocciosa. Se sono fumosa e superficiale, più dura diviene la superficie e il corpo sembra legato a ruvide corde. E’ probabile che questo sia solo il riflesso di una mia particolare disposizione d’animo e che il nuovo corpo non c’entri proprio niente. Però cerco di trarre beneficio da questa mia nuova condizione e questo mio nuovo modo di sentire.
Non sono persa. L’aikido è dentro di me. Aggiustare delle posture è più semplice che accettarsi per quel che fisicamente sono diventata. Essere nell’aria era una sensazione bellissima. Mistica direi. Essere sulla terra ha però i suoi vantaggi.
- Maggiore consapevolezza di se stessi e di quel che si fa
- Capacità di sentirsi nel bene e anche nel male
- Maggiore autocritica nello studio
Da quando ho ricominciato con questo nuovo corpo…sento ciò che dell’aikido è materia: la marzialità, ossia il contatto con i corpi, un maggiore contatto con il proprio.
Essere stata lontana dal tatami forse ha avuto i suoi vantaggi. Ho liberato la mente, anche se tutto ciò che un tempo ho appreso sta ritornando a galla pian piano, senza sforzo. Ho una mente vuota pronta ad accogliere il tutto come se fosse la prima volta, ma senza essere impreparata. Questa nuova consapevolezza che associo alla durezza potrebbe non essere “regresso”, ma solo una nuova evoluzione. Che abbia un non so che di positivo però lo sento. Col tempo capirò meglio.
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