Archive for Febbraio 2007
Una piccola riflessione sugli anziani e l’aikido
Da qualche settimana mi sono imposta che quando è una bella giornata, all’uscita di scuola, porto la mia piccolo sul lungomare che dalle mie parti è davvero meraviglioso. Il sole in volto, il vesuvio che in lontananza sembra galleggiare, con tutta la sua imponenza, sul mare immenso ed azzurro e mia figlia che corre dietro i piccioni e i gabbiani, mi danno serenità, danno ai miei pensieri una calorosa quiete.
Passeggiare nel primo pomeriggio riserva sempre delle gran belle sorprese. Tutti sono a casa a pranzare eppure qualcuno si gode i rari momenti di silenzio e pace di una città generalmente flagellata dal traffico e dai clacson. Soprattutto anziani, vecchietti che portano a spasso i loro cani e mamme o papà o nonni che portano figli e nipotini a respirare un pò di aria di mare.
Oggi ho guardato con più attenzione le poche persone intorno a me tra un “attenta Gaia a non correre”, “non ti allontanare troppo” etc etc. E quel che ho visto mi ha fatto molto riflettere. Ad aver catturato la mia attenzione sono stati soprattutto gli anziani.
Gli anziani si prendono cura dei loro cani e dei loro nipotini. Con i cani e i nipotini ci parlano. Oppure passeggiano quasi sempre in gruppo, soprattutto gli uomini. E di cosa discutono? Di politica. Sempre. Parlano delle guerre che stanno lacerando la nostra epoca oppure, per esempio oggi, della tragica situazione delle case abusive di Casalnuovo (non so se scrive proprio così…in questo momento mi sorge un dubbio). Fatto sta che gli anziani più di tutti amano chiacchierare, amano stare in gruppo, amano prendersi cura delle persone, amano partecipare agli eventi belli o brutti della propria comunità. Amano commentarli, analizzarli. Sono lì presenti…sempre. Amano passeggiare…lentamente. Sono immersi, piedi in terra, respiro profondo, nella realtà che li avvolge.
In una sola parola sono armonizzati.
Io ho sempre immaginato che quell’armonia che l’Aikido dovrebbe comunicare e farci raggiungere si traduca poi non solo in tecniche correttamente eseguite, fluide e di un certo livello, ma anche nel vivere più concretamente e intensamente il proprio tempo, la propria storia, la terra su cui poggiamo i piedi, il rapporto con gli altri. Eppure, gli anziani questo tipo di armonia la stanno già sperimentando senza alcun bisogno di praticare una qualche particolare disciplina.
Ed è a questo punto che la mia fantasiosa mente ha ricercato una spiegazione…e la spiegazione credo risieda nel fatto che gli anziani e l’aikido sono in qualche modo eredi di un passato che non esiste più. Un passato in cui le persone c’erano e c’erano davvero, un passato fatto di conquiste che non fossero invasioni, di ricerche e scoperte che dessero un senso in più all’”esserci” insieme agli altri e non fossero solo conquista solitaria di una propria ed egoistica meta.
Non so come spiegare…fatto sta che è ancora nel passato, più che nel futuro, che alcuni di noi trovano delle risposte, dei modelli da imitare, delle risorse per vivere meglio il presente, dei percorsi per costruire un futuro migliore.
Add comment Martedì, Febbraio 27, 2007
Ricordare e rimproverarsi non è sempre un bene
Le donne spesso finiscono per lasciare l’aikido. Questo accade, in genere, se mettono su famiglia e hanno dei figli. L’ho scoperto anni fa dai racconti di alcuni aikidoka.
“Anche mia moglie faceva aikido, ma poi i figli, la famiglia, il lavoro…. Non ha avuto più modo di salire su un tatami. Le mancava proprio il tempo”.
Questa realtà mi ha sempre molto spaventata e nel mio cuore mi dicevo: a me non capiterà mai; io non lo permetterò. In realtà l’aikido l’ho dovuto lasciare lo stesso e per ragioni molto diverse, e direi anche piuttosto tristi. E’ in questo lasso di tempo però che mi sono dedicata alla famiglia. Mi sono sposata ed ho avuto una bambina.
Oggi la mia bambina cammina e parla perfettamente. Sa mangiare da sola. La mattina va a scuola ed è sana. Quest’anno raramente si è beccata raffreddori, tosse e così via dicendo. Quando ho capito che potevo ritagliarmi del tempo per me stessa, quando il mio vigore fisico è tornato quasi com’era…la mia mente si è catapultata di nuovo nel ricordo dell’aikido. Stanca di ricordare soltanto…ho ripreso l’allenamento del corpo e così…credevo…corpo e mente hanno ristabilito un feeling.
Ma come dicevo…purtroppo…”credevo”. Credevo…perchè poi nella realtà non è così semplice.
Quel che ho sempre ricordato dell’aikido è la gioia profonda che trasmetteva al mio animo e questa gioia emergeva soprattutto durante i seminari, quando si era più a contatto con il Maestro. Questa gioia era associata sempre a delle figure precise (il Maestro Tittarelli, Morihiro Saito, Hitohiro Saito) e a degli eventi (che avevano sempre a che fare con lo “studio”). Ci sono però stati altri momenti – quelli un pò li avevo rimossi – tragici, angoscianti…momenti di malessere. Più che con l’aikido, avevano a che fare con gli aikidoka che sono innanzitutto persone. Il tatami non c’entrava affatto…la realtà al di fuori del tatami, invece, c’entrava tutta.
La mancanza di un istruttore dall’animo sereno e la mente placata ha giocato un ruolo cruciale su questa realtà. Per quanto io al mio primo istruttore debba l’amore che oggi nutro per l’aikido e in particolare per l’Iwama Ryu, non posso non provare nei suoi riguardi rabbia e tristezza per i gran danni che ha fatto all’aikido e alla nostra (a quei tempi per niente piccola) comunità di aikidoka che si era venuta magicamente a formare nella nostra città.
L’aikido teorizza un’armonia tra mente e corpo che può essere raggiunta attraverso la pratica. L’aikido mira ad armonizzare le persone tra loro, ma in questi anni ho scoperto che è una serena ed armoniosa pratica dell’aikido è solo possibile se un pò di armonia già esiste al di fuori del tatami tra coloro che dovranno praticare insieme e soprattutto nell’animo di chi dovrebbe comunicarti e insegnarti l’arte. Il mio istruttore non era sereno e non era armonizzato. Non credo fosse neanche per cattiveria. Credo piuttosto che soffrisse e chissà che non stia ancora soffrendo. Ciò però non toglie che ha enormemente nuociuto all’aikido ed anche al mio aikido… quello di oggi.
Oggi, a causa sua, non c’è un solido tatami e quella comunità di aikidoka che lui aveva contribuito a formare si è frantumata. Oggi se voglio allenarmi devo sempre partire…e viaggiare sia che decida di raggiungere il mio Maestro a Roma sia che decida invece di andare poco distante dalla mia città da un vecchio compagno di aikido.
Io non vorrei dedicarmi ai brutti ricordi…ma è davvero impossibile non pensare a quel che è stato…Tutto torna alla mente mentre corro qua e là e mi barcameno tra i miei vari impegni e le mie varie responsabilità di mamma e di moglie e l’aikido. Oggi ho ripreso aikido e l’aikido non ce l’ho più sotto casa e già solo per questo quello che oggi io pratico è un altro aikido…E’ un aikido che m’impone pause lunghe (che io, in quanto divoratrice del tempo e dello spazio, non so sostenere) ed uno studio lento a cui non sono per niente abituata e che anzi mi fa soffrire. Inoltre impone anche all’interno della mia casa tanta frenesia e molto sconvolgimento.
Oggi sono mamma…sono di nuovo su un tatami … E questa è una vittoria. Ma armonizzare il mio corpo con la mia mente, pacificare i miei ricordi del passato con gli effetti che esso ha avuto sul presente…non è per niente cosa semplice. Questo a volte si ripercuote sul tatami e si traduce in sguardo triste, corpo cementificato, assenza spirituale.
Per fortuna non capita sempre e quando accade è perchè ho troppo indebolito il mio corpo e la mia anima con un’autocritica feroce (questo non lo so fare, questo l’ho dimenticato, questo lo sto facendo in maniera schifosa, questo devo studiarlo di più, questo non l’ho proprio studiato, qui sono superficiale, questo aspetto non l’ho preso in considerazione, mannaggia a me).
Non credo di essere affatto buona con me stessa…e l’ultima volta che mi sono rimproverata in questo modo ho avuto la percezione che mi stessi davvero facendo del male…senza una valida ragione. L’autocritica deve essere costruttiva, non deve lacerarti dentro. Prometto a me stessa che non capiterà mai più…anche perchè nuoce a me, ma rende anche tristi le persone che mi vogliono bene.
Add comment Martedì, Febbraio 27, 2007
Sappada: Saito e Mariaaaaaaa
“Mariaaaaaaaaaaaaaaa”.
Di ritorno da Sappada, il mio nome acquista un altro senso. Sono contenta.
Hitohiro Saito l’ha ripetuto innumerevoli volte. Lo ricordava.
Mi ha umanamente corretto e mi ha sorriso. Mi ha comunicato quanto tacitamente, forse con lo sguardo, non saprei dire, gli avevo chiesto di rivelarmi. Si è donato con tanta simpatia e tanto amore.
I miei timori sono svaniti nel nulla e non solo. Sono carica di energia e di desiderio di evolvere.
Amo praticare, ma ora voglio anche migliorarmi. Hitohiro Saito mi ha dato la spinta giusta ed era ciò di cui avevo bisogno.
Posso farcela…piano piano.
“Mariaaaaaaaaaaaaaaaa”.
La sua voce echeggia nella testa, il suo sguardo anima i miei ricordi…e le sue smorfie….(mi imitava)…mi scolpiscono un sorriso ogni volta che ci penso. Quanta gioia!!! Sono contenta…
E non posso non riflettere su quanto è accaduto, su come e perchè tutto ciò si sia verificato.
Il mio primo Stage, novembre 1996, con Hitohiro. Il mio ultimo Stage, nel 2000, con Hitohiro. Il mio primo Stage, dopo 5 anni di inattività, con Hitohiro. Sono coincidenze?
L’ultima volta mi gridò “Name!!”, “Name!!!” tirandomi la manica della giacca. Cercava il mio nome impresso sul kimono. Lo stesso è accaduto in questi giorni a Sappada. Stessa richiesta, stesso gesto, stesso sguardo! Sono coincidenze?
Nel 1996, Hitohiro si arrabbiò con tutte le cinture nere. Io allora, per mia fortuna, ero bianca. Si respirava una brutta aria. In qualche modo non era contento dei gradi Dan e decise di dedicarsi umanamente solo ai praticanti Kyu. A noi neo-aikidoka seppe donare il meglio.
Nel 2000 fu più affabile ed umano. Appariva rilassato e a proprio agio. Era contento. Anche in quell’occasione diede tutto se stesso e ci rivelò tante cose. Il suo fare però era ancora molto duro e le sue sgridate davvero severe. Nei suoi occhi però scintillava già simpatia. Era lì per scuotere e far uscire dal nostro animo qualosa. Accadde.
2007. Tranquillo, rilassato, attento. Severo come sempre, duro con i duri a comprendere…Questa volta però … è trapelata tanta umanità, tanta ironia, tanta gioia. Questo è ciò che ha saputo comunicarmi. Questo è ciò che il mio cuore ha registrato.
“Mariaaaaaaaaaaaaaaaaaa”.
In qualche modo si è interessato molto a me. Sul piano tecnico ma anche umano.
Se mi accigliavo nel dubbio, lui era già dietro di me, pronto a far luce nel mio buio. Ma come è possibile? Non è accaduto solo una volta, ma tantissime volte. “Mariaaa”…Mi sentiva? Mi percepiva? Mi ascoltava?
Mi ha corretto la postura del jo fino a quando non mi è entrata nelle ossa. E mi è davvero entrata nelle ossa. Credo che non la dimenticherò mai più. Poi è passato al mio hanmi. Anche se era solo di qualche millimetro sbilanciato lui era lì, per l’ennesima volta, a ripuntarlo nella direzione giusta.
S’è creato un feeling. Se lui diceva “Mariaaaaaaaaaa”, io già sapevo a cosa si riferiva. Mi correggevo da sola l’hanmi se era l’hanmi, la postura del jo se era la postura del jo. Ci guardavamo. Lui annuiva. Io sorridevo. Lui sorrideva. In un istante.
“Mariaaaaaaa” significava sempre qualcosa. Di volta in volta qualcosa di diverso. Una volta è stato per dirmi di far spostare il gruppo con cui lavoravo, di stare attenti agli shomen degli altri gruppi circostanti.
Mi ha corretto ciò che c’era da correggere…ma mi ha rivelato piccoli dettagli e sfumature. E questo per me è davvero un grande onore. Lo dico! Ne sono enormemente gratificata.
Si avvicinava….Non parlava…Eseguiva la forma. Io accanto a lui, lo imitavo come in una danza. Non ero certa di far bene. Forse dovevo stare in seiza, guardare e poi imitare. Non lo so. So che il corpo mi diceva…unisciti a lui nella mimica. E così ho fatto…sempre. Lui spostava l’hanmi. Io spostavo l’hanmi. Contemporaneamente lui eseguiva dei gesti a mano libera o con una delle armi e io facevo quel che faceva lui. Insieme! Poi si fermava e io ripetevo la forma da sola e poi mi rimettevo di fronte al mio uke ed eseguivo la tecnica sotto il suo sguardo.
Io ora credo che forse a lui piacesse questo mio modo di studiare. Almeno lo spero. Però in quel momento ero un pò preoccupata e mi dicevo…” A fare così…gli starò mica rubando del tempo?” Ma ero lì , sotto gli occhi di tutti che però non vedevo. Il tempo era fermo e davanti a me c’era solo quel gran comunicare di Saito. Eravamo solo io e lui. Mi insegnava, io apprendevo. Senza parole! Con i soli corpi! Era tutto così naturale! Capivo tutto e la lingua non era di ostacolo. C’era un traduttore. Non l’ho mai ascoltato. L’insegnamento di Saito mi arrivava chiaro e trasparente come l’acqua, anche quando parlava giapponese. Divino!
E poi è arrivato il momento del contatto fisico! Ryotedori Kokkyu Ho. Lui era il mio uke. Non so in che stato psichico mi trovassi. Ma era qualcosa di molto simile allo stato onirico. Dico davvero. Le sue mani stringono i miei polsi. Senza forza eppure non mi sposto di un millimetro. Lui è lì, fermo in paziente attesa. Ripeto la tecnica. Mi concentro e ripercorro il mio corpo. Il mio braccio destro è lì, anche quello sinistro. Il mio hanmi è lì e anche il mio hara. Tutto in un istante. Un respiro e via. Finalmente mi sposto, lui è contento. Ma la tecnica non è finita. C’è la proiezione. Alzo le mie braccia…ed è in quell’istante che mi riapproprio della realtà e penso. Non posso mica andargli contro! Lui è Saito! Ma lui non molla i polsi. Vuole verificare, credo, che ci sia davvero lo squilibrio. Alzo le braccia e all’improvviso mi vedo, come se la mia anima fosse al di fuori del mio corpo, mentre vado indietro…verso di lui. Sorride….è contento.
E’ sempre contento con me! Non so per quale ragione. E’ contento perchè comprendo…o forse è contento perchè mi vede contenta o forse è semplicemente divertito del modo in cui mi pongo innanzi a lui, per gli sguardi che faccio e il modo in cui gesticolo. Sono napoletana anche sul tatami! :) Non saprei dirlo. Io però ero contenta.
Quando mi correggeva e capivo dov’è che avevo sbagliato ringraziavo sorridendogli. L’etichetta è qualcosa che dovrò apprendere molto seriamente. Lo so. Ma era per me un modo di scaricare la tensione, e anche un modo di comunicargli la mia gratitudine e la mia gioia. Volevo dirgli: “Maestro Saito, lei mi sta insegnando l’aikido, ma sta anche nutrendo umanamente la mia anima e sta rendendo la mia vita più gioiosa”.
Ho sorriso spesso sul tatami mentre praticavo. Il tatami a me mette addosso sempre una grande gioia…e non la nascondo mai. E’ la cosa migliore che mi dona l’aikido. Forse Saito se n’è accorto. Anzi se n’è accorto…perchè ad un certo punto mi ha imitato divertito. :) Non so dirlo. In qualche modo anche io avrò comunicato qualcosa a lui e questo qualcosa gli sarà piaciuto. Sarà stato qualcosa di positivo perchè mi ha preso davvero in simpatia.
E poi è arrivato il momento della foto.
Il mio Maestro Alessandro Tittarelli, con gli occhietti simpatici ed ironici mi guarda ed urla: “Napoliiii”!!! :)
Ero l’unica! Tutti mi sorridevano! Mi siedo accanto a Saito. Alla sua sinistra. Resto lì immobile per tantissimo tempo. Flash, flash, flash. Nella mente una serie di pensieri divertenti e buffi. Pensavo: Ma forse hanno finito e io resto immobile qui, senza spostarmi? Ma quanto dura? Io era da sola e la la mia foto durava più degli altri. Ora mi prenderanno a calci per spostarmi da qui! :) E così…mentre immaginavo scenari alla fantozzi….ecco che non riesco a trattenermi e mi si stampa di nuovo un sorriso sulle labbra. Contemporaneamente Saito si gira verso di me sorridendo. Mi dice ironicamente qualcosa in giapponese e io capisco. “Abbiamo finito con la foto”. Ed io rispondo, non so in che modo se in italiano o gesticolando, “sì sì, abbiamo finito”. Gli sguardi s’incrociano ironici e ridiamo insieme di nuovo.
La sensazione è che Saito mi era di nuovo nella testa e che i miei pensieri non fossero per lui così silenziosi. :)
Io non lo so…Ma questo Stage di Aikido a Sappada..è stata un’esperienza grandiosa ed insolita. Mi sento molto sola in aikido da quando ho ripreso. Sono partita da sola per Sappada e cercavo sicuramente un contatto umano. E’ proprio bello che questo contatto io l’abbia avuto soprattutto con Saito in questi giorni…ed è davvero buffo che io mi sia molto molto divertita con lui più che con chiunque altro.
Sono partita per rivedere il Maestro…e il Maestro mi ha concesso di avvicinarmi all’uomo. Su questo rifletterò davvero a lungo.
2 comments Lunedì, Febbraio 12, 2007
Avanti per Sappada, indietro nel tempo
Sto per partire.
Lascio Gaia a Roma dai nonni e mercoledì mattina presto parto per Sappada.
Vedrò Hitohiro dopo 5 anni. Tante cose sono cambiate nel frattempo e quel che più di tutto mi incuriosisce è il suo sguardo.
Ho un pò paura. Fisicamente non sono in forma e tecnicamente ho ancora tante cose da ricordare e motissime altre da imparare. Imparerò tanto lo so. Mi concentrerò al massimo. E fin qui ho fiducia. Il mio corpo, però, spero che non m’inganni e non giochi brutti scherzi. Temo soprattutto i crampi e le cadute.
La mia cintura nera….Vorrei non averla oggi. Chissà se è permesso salire sul tatami con la bianca…:)
Mi metterò in un angolino e praticherò umilmente, piano piano, senza strafare. Credo che questa sia la scelta giusta.
Eppure ho un ricordo molto diverso dei miei vecchi stage.
Eravamo, io e Tommaso, così sicuri di noi! Lo stage era un momento per studiare ma anche mettersi alla prova fisicamente e tecnicamente. Non ci tiravamo mai indietro neanche di fronte all’impossibile. Mai nessun timore.
Beh, Maria! E’ naturale! Hai ripreso dopo 5 anni di inattività fisica e tecnica…dai tempo al tempo.
Pazienterò, ma ho così tanta nostalgia dei risultati che raggiunsi che oggi non riuscirli ad afferrare, non riuscirli a sentirli propri e a padroneggiare pienamente…mi mette tristezza. Quanto tempo è andato via!
E rifletto….sul perchè ho lasciato l’aikido.
La mancanza di un tatami, la mancanza di un istruttore in cui avere piena fiducia, la mancanza di compagni appassionati e umili nello studio…Tommaso se n’è partì per la Cina e da allora vuoto. Queste le cause principali.
Così quando ora sento di aikidoka che si dividono da altri aikidoka, di aikidoka che rinunciano a un tatami senza averne un altro…non posso non pensare ai rischi….di perdere l’aikido. L’aikido è con gli altri. Senza gli altri non c’è aikido.
Quanta strada ancora si dovrà percorrere? Quando si capirà che non è dividendosi, che non è solo assecondando i propri desideri e il proprio orgoglio che si riuscirà a fare un buon aikido?
1 comment Martedì, Febbraio 6, 2007










