Sappada: Saito e Mariaaaaaaa
Lunedì, Febbraio 12, 2007
“Mariaaaaaaaaaaaaaaa”.
Di ritorno da Sappada, il mio nome acquista un altro senso. Sono contenta.
Hitohiro Saito l’ha ripetuto innumerevoli volte. Lo ricordava.
Mi ha umanamente corretto e mi ha sorriso. Mi ha comunicato quanto tacitamente, forse con lo sguardo, non saprei dire, gli avevo chiesto di rivelarmi. Si è donato con tanta simpatia e tanto amore.
I miei timori sono svaniti nel nulla e non solo. Sono carica di energia e di desiderio di evolvere.
Amo praticare, ma ora voglio anche migliorarmi. Hitohiro Saito mi ha dato la spinta giusta ed era ciò di cui avevo bisogno.
Posso farcela…piano piano.
“Mariaaaaaaaaaaaaaaaa”.
La sua voce echeggia nella testa, il suo sguardo anima i miei ricordi…e le sue smorfie….(mi imitava)…mi scolpiscono un sorriso ogni volta che ci penso. Quanta gioia!!! Sono contenta…
E non posso non riflettere su quanto è accaduto, su come e perchè tutto ciò si sia verificato.
Il mio primo Stage, novembre 1996, con Hitohiro. Il mio ultimo Stage, nel 2000, con Hitohiro. Il mio primo Stage, dopo 5 anni di inattività, con Hitohiro. Sono coincidenze?
L’ultima volta mi gridò “Name!!”, “Name!!!” tirandomi la manica della giacca. Cercava il mio nome impresso sul kimono. Lo stesso è accaduto in questi giorni a Sappada. Stessa richiesta, stesso gesto, stesso sguardo! Sono coincidenze?
Nel 1996, Hitohiro si arrabbiò con tutte le cinture nere. Io allora, per mia fortuna, ero bianca. Si respirava una brutta aria. In qualche modo non era contento dei gradi Dan e decise di dedicarsi umanamente solo ai praticanti Kyu. A noi neo-aikidoka seppe donare il meglio.
Nel 2000 fu più affabile ed umano. Appariva rilassato e a proprio agio. Era contento. Anche in quell’occasione diede tutto se stesso e ci rivelò tante cose. Il suo fare però era ancora molto duro e le sue sgridate davvero severe. Nei suoi occhi però scintillava già simpatia. Era lì per scuotere e far uscire dal nostro animo qualosa. Accadde.
2007. Tranquillo, rilassato, attento. Severo come sempre, duro con i duri a comprendere…Questa volta però … è trapelata tanta umanità, tanta ironia, tanta gioia. Questo è ciò che ha saputo comunicarmi. Questo è ciò che il mio cuore ha registrato.
“Mariaaaaaaaaaaaaaaaaaa”.
In qualche modo si è interessato molto a me. Sul piano tecnico ma anche umano.
Se mi accigliavo nel dubbio, lui era già dietro di me, pronto a far luce nel mio buio. Ma come è possibile? Non è accaduto solo una volta, ma tantissime volte. “Mariaaa”…Mi sentiva? Mi percepiva? Mi ascoltava?
Mi ha corretto la postura del jo fino a quando non mi è entrata nelle ossa. E mi è davvero entrata nelle ossa. Credo che non la dimenticherò mai più. Poi è passato al mio hanmi. Anche se era solo di qualche millimetro sbilanciato lui era lì, per l’ennesima volta, a ripuntarlo nella direzione giusta.
S’è creato un feeling. Se lui diceva “Mariaaaaaaaaaa”, io già sapevo a cosa si riferiva. Mi correggevo da sola l’hanmi se era l’hanmi, la postura del jo se era la postura del jo. Ci guardavamo. Lui annuiva. Io sorridevo. Lui sorrideva. In un istante.
“Mariaaaaaaa” significava sempre qualcosa. Di volta in volta qualcosa di diverso. Una volta è stato per dirmi di far spostare il gruppo con cui lavoravo, di stare attenti agli shomen degli altri gruppi circostanti.
Mi ha corretto ciò che c’era da correggere…ma mi ha rivelato piccoli dettagli e sfumature. E questo per me è davvero un grande onore. Lo dico! Ne sono enormemente gratificata.
Si avvicinava….Non parlava…Eseguiva la forma. Io accanto a lui, lo imitavo come in una danza. Non ero certa di far bene. Forse dovevo stare in seiza, guardare e poi imitare. Non lo so. So che il corpo mi diceva…unisciti a lui nella mimica. E così ho fatto…sempre. Lui spostava l’hanmi. Io spostavo l’hanmi. Contemporaneamente lui eseguiva dei gesti a mano libera o con una delle armi e io facevo quel che faceva lui. Insieme! Poi si fermava e io ripetevo la forma da sola e poi mi rimettevo di fronte al mio uke ed eseguivo la tecnica sotto il suo sguardo.
Io ora credo che forse a lui piacesse questo mio modo di studiare. Almeno lo spero. Però in quel momento ero un pò preoccupata e mi dicevo…” A fare così…gli starò mica rubando del tempo?” Ma ero lì , sotto gli occhi di tutti che però non vedevo. Il tempo era fermo e davanti a me c’era solo quel gran comunicare di Saito. Eravamo solo io e lui. Mi insegnava, io apprendevo. Senza parole! Con i soli corpi! Era tutto così naturale! Capivo tutto e la lingua non era di ostacolo. C’era un traduttore. Non l’ho mai ascoltato. L’insegnamento di Saito mi arrivava chiaro e trasparente come l’acqua, anche quando parlava giapponese. Divino!
E poi è arrivato il momento del contatto fisico! Ryotedori Kokkyu Ho. Lui era il mio uke. Non so in che stato psichico mi trovassi. Ma era qualcosa di molto simile allo stato onirico. Dico davvero. Le sue mani stringono i miei polsi. Senza forza eppure non mi sposto di un millimetro. Lui è lì, fermo in paziente attesa. Ripeto la tecnica. Mi concentro e ripercorro il mio corpo. Il mio braccio destro è lì, anche quello sinistro. Il mio hanmi è lì e anche il mio hara. Tutto in un istante. Un respiro e via. Finalmente mi sposto, lui è contento. Ma la tecnica non è finita. C’è la proiezione. Alzo le mie braccia…ed è in quell’istante che mi riapproprio della realtà e penso. Non posso mica andargli contro! Lui è Saito! Ma lui non molla i polsi. Vuole verificare, credo, che ci sia davvero lo squilibrio. Alzo le braccia e all’improvviso mi vedo, come se la mia anima fosse al di fuori del mio corpo, mentre vado indietro…verso di lui. Sorride….è contento.
E’ sempre contento con me! Non so per quale ragione. E’ contento perchè comprendo…o forse è contento perchè mi vede contenta o forse è semplicemente divertito del modo in cui mi pongo innanzi a lui, per gli sguardi che faccio e il modo in cui gesticolo. Sono napoletana anche sul tatami! :) Non saprei dirlo. Io però ero contenta.
Quando mi correggeva e capivo dov’è che avevo sbagliato ringraziavo sorridendogli. L’etichetta è qualcosa che dovrò apprendere molto seriamente. Lo so. Ma era per me un modo di scaricare la tensione, e anche un modo di comunicargli la mia gratitudine e la mia gioia. Volevo dirgli: “Maestro Saito, lei mi sta insegnando l’aikido, ma sta anche nutrendo umanamente la mia anima e sta rendendo la mia vita più gioiosa”.
Ho sorriso spesso sul tatami mentre praticavo. Il tatami a me mette addosso sempre una grande gioia…e non la nascondo mai. E’ la cosa migliore che mi dona l’aikido. Forse Saito se n’è accorto. Anzi se n’è accorto…perchè ad un certo punto mi ha imitato divertito. :) Non so dirlo. In qualche modo anche io avrò comunicato qualcosa a lui e questo qualcosa gli sarà piaciuto. Sarà stato qualcosa di positivo perchè mi ha preso davvero in simpatia.
E poi è arrivato il momento della foto.
Il mio Maestro Alessandro Tittarelli, con gli occhietti simpatici ed ironici mi guarda ed urla: “Napoliiii”!!! :)
Ero l’unica! Tutti mi sorridevano! Mi siedo accanto a Saito. Alla sua sinistra. Resto lì immobile per tantissimo tempo. Flash, flash, flash. Nella mente una serie di pensieri divertenti e buffi. Pensavo: Ma forse hanno finito e io resto immobile qui, senza spostarmi? Ma quanto dura? Io era da sola e la la mia foto durava più degli altri. Ora mi prenderanno a calci per spostarmi da qui! :) E così…mentre immaginavo scenari alla fantozzi….ecco che non riesco a trattenermi e mi si stampa di nuovo un sorriso sulle labbra. Contemporaneamente Saito si gira verso di me sorridendo. Mi dice ironicamente qualcosa in giapponese e io capisco. “Abbiamo finito con la foto”. Ed io rispondo, non so in che modo se in italiano o gesticolando, “sì sì, abbiamo finito”. Gli sguardi s’incrociano ironici e ridiamo insieme di nuovo.
La sensazione è che Saito mi era di nuovo nella testa e che i miei pensieri non fossero per lui così silenziosi. :)
Io non lo so…Ma questo Stage di Aikido a Sappada..è stata un’esperienza grandiosa ed insolita. Mi sento molto sola in aikido da quando ho ripreso. Sono partita da sola per Sappada e cercavo sicuramente un contatto umano. E’ proprio bello che questo contatto io l’abbia avuto soprattutto con Saito in questi giorni…ed è davvero buffo che io mi sia molto molto divertita con lui più che con chiunque altro.
Sono partita per rivedere il Maestro…e il Maestro mi ha concesso di avvicinarmi all’uomo. Su questo rifletterò davvero a lungo.
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1.
sullaviadellaikido | Martedì, Marzo 6, 2007 at 11:47 am
Un bellissimo racconto. Mi ha trasmesso moltissima gioia. Un saluto.
2.
Dame` | Martedì, Marzo 6, 2007 at 12:06 pm
…e se ti ha trasmesso gioia non posso che esserne felice…
ti ringrazio e un saluto anche a te
a presto