Ricordare e rimproverarsi non è sempre un bene
Martedì, Febbraio 27, 2007
Le donne spesso finiscono per lasciare l’aikido. Questo accade, in genere, se mettono su famiglia e hanno dei figli. L’ho scoperto anni fa dai racconti di alcuni aikidoka.
“Anche mia moglie faceva aikido, ma poi i figli, la famiglia, il lavoro…. Non ha avuto più modo di salire su un tatami. Le mancava proprio il tempo”.
Questa realtà mi ha sempre molto spaventata e nel mio cuore mi dicevo: a me non capiterà mai; io non lo permetterò. In realtà l’aikido l’ho dovuto lasciare lo stesso e per ragioni molto diverse, e direi anche piuttosto tristi. E’ in questo lasso di tempo però che mi sono dedicata alla famiglia. Mi sono sposata ed ho avuto una bambina.
Oggi la mia bambina cammina e parla perfettamente. Sa mangiare da sola. La mattina va a scuola ed è sana. Quest’anno raramente si è beccata raffreddori, tosse e così via dicendo. Quando ho capito che potevo ritagliarmi del tempo per me stessa, quando il mio vigore fisico è tornato quasi com’era…la mia mente si è catapultata di nuovo nel ricordo dell’aikido. Stanca di ricordare soltanto…ho ripreso l’allenamento del corpo e così…credevo…corpo e mente hanno ristabilito un feeling.
Ma come dicevo…purtroppo…”credevo”. Credevo…perchè poi nella realtà non è così semplice.
Quel che ho sempre ricordato dell’aikido è la gioia profonda che trasmetteva al mio animo e questa gioia emergeva soprattutto durante i seminari, quando si era più a contatto con il Maestro. Questa gioia era associata sempre a delle figure precise (il Maestro Tittarelli, Morihiro Saito, Hitohiro Saito) e a degli eventi (che avevano sempre a che fare con lo “studio”). Ci sono però stati altri momenti – quelli un pò li avevo rimossi – tragici, angoscianti…momenti di malessere. Più che con l’aikido, avevano a che fare con gli aikidoka che sono innanzitutto persone. Il tatami non c’entrava affatto…la realtà al di fuori del tatami, invece, c’entrava tutta.
La mancanza di un istruttore dall’animo sereno e la mente placata ha giocato un ruolo cruciale su questa realtà. Per quanto io al mio primo istruttore debba l’amore che oggi nutro per l’aikido e in particolare per l’Iwama Ryu, non posso non provare nei suoi riguardi rabbia e tristezza per i gran danni che ha fatto all’aikido e alla nostra (a quei tempi per niente piccola) comunità di aikidoka che si era venuta magicamente a formare nella nostra città.
L’aikido teorizza un’armonia tra mente e corpo che può essere raggiunta attraverso la pratica. L’aikido mira ad armonizzare le persone tra loro, ma in questi anni ho scoperto che è una serena ed armoniosa pratica dell’aikido è solo possibile se un pò di armonia già esiste al di fuori del tatami tra coloro che dovranno praticare insieme e soprattutto nell’animo di chi dovrebbe comunicarti e insegnarti l’arte. Il mio istruttore non era sereno e non era armonizzato. Non credo fosse neanche per cattiveria. Credo piuttosto che soffrisse e chissà che non stia ancora soffrendo. Ciò però non toglie che ha enormemente nuociuto all’aikido ed anche al mio aikido… quello di oggi.
Oggi, a causa sua, non c’è un solido tatami e quella comunità di aikidoka che lui aveva contribuito a formare si è frantumata. Oggi se voglio allenarmi devo sempre partire…e viaggiare sia che decida di raggiungere il mio Maestro a Roma sia che decida invece di andare poco distante dalla mia città da un vecchio compagno di aikido.
Io non vorrei dedicarmi ai brutti ricordi…ma è davvero impossibile non pensare a quel che è stato…Tutto torna alla mente mentre corro qua e là e mi barcameno tra i miei vari impegni e le mie varie responsabilità di mamma e di moglie e l’aikido. Oggi ho ripreso aikido e l’aikido non ce l’ho più sotto casa e già solo per questo quello che oggi io pratico è un altro aikido…E’ un aikido che m’impone pause lunghe (che io, in quanto divoratrice del tempo e dello spazio, non so sostenere) ed uno studio lento a cui non sono per niente abituata e che anzi mi fa soffrire. Inoltre impone anche all’interno della mia casa tanta frenesia e molto sconvolgimento.
Oggi sono mamma…sono di nuovo su un tatami … E questa è una vittoria. Ma armonizzare il mio corpo con la mia mente, pacificare i miei ricordi del passato con gli effetti che esso ha avuto sul presente…non è per niente cosa semplice. Questo a volte si ripercuote sul tatami e si traduce in sguardo triste, corpo cementificato, assenza spirituale.
Per fortuna non capita sempre e quando accade è perchè ho troppo indebolito il mio corpo e la mia anima con un’autocritica feroce (questo non lo so fare, questo l’ho dimenticato, questo lo sto facendo in maniera schifosa, questo devo studiarlo di più, questo non l’ho proprio studiato, qui sono superficiale, questo aspetto non l’ho preso in considerazione, mannaggia a me).
Non credo di essere affatto buona con me stessa…e l’ultima volta che mi sono rimproverata in questo modo ho avuto la percezione che mi stessi davvero facendo del male…senza una valida ragione. L’autocritica deve essere costruttiva, non deve lacerarti dentro. Prometto a me stessa che non capiterà mai più…anche perchè nuoce a me, ma rende anche tristi le persone che mi vogliono bene.
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